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La Calavera Catrina

Notiamo spesso che, quando si parla della Santisima Muerte, molte persone utilizzano come icone raffigurazioni che non la rappresentano, essendo immagini che ritraggono invece la Calavera Catrina. Oltre ad esservi una certa distanza iconografica, assolutamente non ignorabile, c’è anche una distanza di significato. Anche se, ad essere ancora più onesti, molte delle stesse raffigurazioni moderne della Catrina sono storpiature rispetto all’originale.

Facciamo un passo indietro e un breve riassunto di storia.
Nel 1492 Colombo, al servizio dei reali spagnoli, approda nelle Americhe.
I monarchi spagnoli sono esaltati a dir poco. Lo sono ancora di più quando, nel 1501, Vespucci confuta l’idea che le Americhe siano le Indie, identificandole come un nuovo continente. Un Nuovo Mondo.
A quel punto, parte l’invasione di conquista dei territori, per poter raggiungere più agevolmente le Indie, che si ritenevano appena oltre l’entroterra. A precipitarsi nelle Americhe furono Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo e Paesi Bassi (tuttavia, le efferatezze degli Spagnoli sono raramente eguagliate).

In breve, gli Spagnoli si concentrarono nell’America del Sud, e divenne chiaro che le Indie erano separate dalle Americhe da un altro continente. Tuttavia, se quella tratta commerciale era poco appetibile, lo era molto di più l’oro strappato alle popolazioni locali. Al punto che si diffusero leggende riguardo all’esistenza, appena oltre i territori a loro noti, di città in cui gli indigeni vivevano in pace e armonia, immersi in montagne d’oro. (E voglio dire, perché non andare a strappar loro ogni cosa e distruggere la loro quiete? È un po’ un leit motiv del colonialismo, vedi “Africa”.)
Partì dunque la caccia a questo oro e nel frattempo la conquista si espanse sempre più verso l’entroterra.

Già nella prima metà del XVI secolo, la Spagna aveva soppresso l’impero azteco e i pochi superstiti, stanziati in Messico, venivano ripuliti della loro cultura attraverso l’indottrinamento dei missionari cristiani.
Se c’era un punto di contatto fra le due culture era proprio la pervasività della Morte.
I missionari al seguito dei conquistadores provenivano soprattutto dalla Spagna, cattolicissima da secoli, e caratterizzata da una vera e propria esaltazione delle tematiche inerenti la passione e la morte del Cristo, le danze macabre, i memento mori e tutto quell’immaginario spettrale radicatosi in Europa soprattutto grazie alle epidemie di peste nera. (Grazie peste nera, ma non hai fatto un lavoro abbastanza buono, e le nuove pestilenze sono proprio hipster in confronto.)
Gli Aztechi, così come tutte le popolazioni locali, avevano radicate credenze riguardo la morte e l’aldilà. Non solo riconoscevano una coppia di divinità che presiedevano la morte, Mictēcacihuātl e Mictēcacihuātli, ma credevano anche che essi fossero i “custodi delle ossa dei morti” – un concetto che, in alcune zone d’Europa, si trova associato a quella figura del Tristo Mietitore ritratto in numerose danze macabre. In particolare a Mictēcacihuātl era dedicata una celebrazione che cadeva all’inizio della primavera, incentrato sulla celebrazione dei morti e degli antenati. Da lì, per commistione con elementi cristiani e accorpamento con Tutti i Morti e Ognissanti, nasce il Dia de Muertos – oggi una delle festività maggiori nelle celebrazioni tributate alla Santa Muerte.

In tutto questo, alla Calavera Catrina abbiamo solo accennato.
Innanzitutto perché si tratta di un’icona molto più moderna, creata dal suo artista, Posada, come incisione su zinco all’inizio del XX secolo. È ritratto satirico per prendere in giro, e far riflettere, quei nativi messicani che, dopo le guerre per l’indipendenza del Messico (faticosamente ottenuta solo nel 1821), continuavano imperterriti a sopprimere gli usi e i costumi locali, per adeguarsi alla cultura, alle idee e non di meno alla moda degli Europei, vedendoli come “superiori”.

Successivamente, la Calavera Catrina venne incorporata nell’immaginario del Dia de Muertos – e in generale nell’immaginario della morte messicano, come figura che assolve a una funzione simile a quella delle danze macabre: ricordare che tutti sono soggetti alla morte, che colpisce egualmente il ricco e il povero, l’uomo e la donna, il prete e la prostituta; e che della morte è bene ridere, in qualche modo, prendendola con leggerezza e “colore”.
Dalla metà del 1900 in poi, la Catrina ha iniziato a essere ritratta con sembianze diverse e varie, adeguandosi ai tempi, talvolta perdendo quello che è il cardine della sua figura. Non si tratta infatti di una donna viva vestita a lutto o truccata da scheletro, bensì dello scheletro di una donna abbigliato a festa, in modo sfarzoso e a volte grottesco.

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