Antropologia & Storia delle religioni,  Magia Cerimoniale

Magia Rinascimentale: influssi culturali e formazione della Tradizione Magica Europea

Prestiamo sempre un’enorme attenzione alle fonti e all’evoluzione del pensiero magico nei secoli, un po’ per scetticismo verso gran parte della Magia Contemporanea, un po’ perché riteniamo importante riscoprire e valorizzare le radici del pensiero Magico Europeo. Se è normale che la tendenza psicologica sia quella di ritenere più “potente” o “interessante” ciò che ci è culturalmente distante, e che percepiamo come esotico perché avulso dalla cultura in cui siamo immersi, è parimenti importante non dimenticarsi le proprie radici, utili soprattutto a comprendere da dove la pletora di autori moderni ha tratto le idee che nei propri testi presenta mutilate, e andare in tal modo a ricostruirle nella loro integrità – per poi scegliere quale modo di applicarle sia più congeniale al proprio intendimento della Magia.

Soprattutto, da persone che cercano di studiare la Magia come si trattasse di una qualsiasi altra materia accademica, è per noi essenziale indagare le fonti arcaiche, storiografiche così come antropologiche, per ricostruire un quadro il più possibile preciso del flusso di metodi e concezioni giunti fino a noi. È una ricerca tutt’altro che immediata, e che si scontra con diversi problemi, non da ultima l’interruzione di alcuni flussi di informazioni, che hanno decretato la scomparsa di intere parti della cultura magica antica.

La nostra ricerca confluisce spesso nello studio dei grimori rinascimentali, dei testi del rinascimento tardo medievale (quello del XII secolo), del Rinascimento; di quei grandi autori classici della Magia, come Agrippa, Trithemius, Paracelso, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Giordano Bruno; e di quei grandi testi, come il Picatrix, l’Arbatel, il Corpus Hermeticum, la Clavicula Salomonis, e tutti gli altri; che insieme (autori e testi) hanno plasmato buona parte del pensiero filosofico tardo-medievale e rinascimentale, e indubbiamente gettato le basi della Magia contemporanea, sebbene si preferisca ascriverla alle riletture di autori come la Balvatsky, Crowley, Mathers, e in generale all’operato di ordini quali i Rosacroce, le Massonerie, la Golden Down, l’Ordo Templi Orientis, e tutti gli altri.

La nostra volontà di andare più indietro di questi autori, e mettere per lo più da parte il loro lavoro e quello degli ordini che hanno rappresentato con la loro opera letteraria, non è un atto di arroganza, come pensano alcuni. Si tratta piuttosto della piena consapevolezza che da un certo momento in poi i testi esoterici sono diventati più un lavoro di redazione (e comparazione) di una gnosi personale basata su variazioni di elementi della Tradizione, piuttosto che un lavoro di attenta compilazione di traduzioni di testi più antichi in altre lingue, di testi coevi, di informazioni passate oralmente in circoli ristretti ad uso dei propri allievi, con lo scopo di rendere eterna una Tradizione – che, in quanto tale, non ha solo il carattere di trasmissione ininterrotta di forme di magia e di mistica, ma anche quello più specifico di “sottotesto culturale” di popoli e nazioni.

Nessuno di questi due aspetti della Magia – quello contemporaneo e quello tradizionale – può a nostro parere dirsi giusto o sbagliato. Per quanto ci riguarda, ci riteniamo più affini al secondo che al primo, semplicemente in risposta a quello che noi cerchiamo nella Magia e nella sua Tradizione.

Dal punto di vista pratico, considerate anche le domande che di tanto in tanto ci sono state poste riguardo alla Magia Cerimoniale e alla Magia Rinascimentale, riteniamo utile definire alcuni aspetti storici, per fornire una chiave di lettura delle influenze che sono state raccolte più in generale nella Tradizione Magica Occidentale.

Ci sarebbe innanzitutto da dire che, così come l’Ermetismo è una parte della Magia Rinascimentale, lo stesso vale per la Magia Cerimoniale, che è più propriamente un modo di approcciarsi al rituale, esaltando l’aspetto procedurale e protocollare. Ciò ha una precisa ragione nella Magia Rinascimentale, e dipende dal fatto che quest’ultima si orienta verso la credenza in uno schema di energie sotteso a tutto l’Universo, che può essere conosciuto, svelato e influenzato esclusivamente attraverso un rituale coerente (per gesti, simboli, parole, preghiere, schemi numerici, e così via), al quale si ascrive potere in funzione al significato simbolico (allegorico) di ognuna delle sue parti. Quindi la Magia Cerimoniale non è l’interezza della Magia Rinascimentale, ma piuttosto un metodo di applicazione della filosofia e della mistica sottese alla Magia Rinascimentale. Di fatto, la Magia Cerimoniale – se con questo termine ci stiamo riferendo a quella specifica forma di Magia tramandata attraverso i grimori – inizia a svilupparsi a partire dal Medioevo, e si consolida e canonizza nel Rinascimento, quando le varie influenze culturali si sono ormai amalgamate. Per altro, bisogna annotare che non esiste un’unica Tradizione di Magia Cerimoniale, come è evidente, per esempio, considerando anche solo le diverse serie di nomi di Spiriti nei diversi grimori – per fare un esempio, i nomi degli Spiriti Planetari differiscono molto leggendo la Chiave di Salomone e il Picatrix: ciò non dipende dalla fallacia di questi testi, ma dalla differente origine e dalle diverse influenze alla loro origine.

Per Magia Rinascimentale si può intendere più in generale quell’insieme di dottrine riguardanti il Divino, l’Uomo, lo Spirito, l’Universo, l’esistenza stessa, che hanno radici nell’antichità classica (soprattutto nell’Ermetismo Alessandrino, nello Gnosticismo mediterraneo, nel Neoplatonismo, Aristotelismo e Neopitagorismo) e che sono alla base dell’Esoterismo Occidentale. Chiaramente, questo secondo termine raccoglie l’Esoterismo Occidentale di tutti i tempi, mentre la Magia Rinascimentale fa riferimento a un preciso periodo storico, tuttavia il primo dipende in modo essenziale e non trascurabile dalla seconda.

Non sarebbe per altro un errore dire che l’Esoterismo Occidentale, proprio come la Magia Rinascimentale, affondano le loro radici nell’Antico Egitto. Il fatto è che quando si parla di “Antico Egitto” molti pensano subito all’Egitto faraonico dell’Antico, Medio e Nuovo Regno, mentre l’Egitto che ha dato origine alle idee fondamentali dell’Esoterismo Occidentale è piuttosto quello Alessandrino, cioè quello Tolemaico. Quando Alessandro Magno (356-323 a.C.) conquistò l’Egitto strappandolo all’Impero Persiano, la Terra del Nilo aveva già ampiamente raccolto influenze da tutto il Medio Oriente, da Babilonia, dalla Caldea, dalla Persia Zoroastriana. L’Egitto Tolemaico fu il più importante centro di scambio culturale del mondo greco-romano e la biblioteca di Alessandria d’Egitto raccoglieva i pensatori (e i testi) più importanti dell’epoca. Fu così importante, che moltissime concezioni su religione, magia, scienza, alchimia, penetrarono nell’Impero Romano proprio per mezzo dell’attività culturale di Alessandria, ove si formò il primo nucleo di quell’Ermetismo Alessandrino dal quale nacque in seguito il testo più importante dell’Ermetismo europeo: il Corpus Hermeticum.

Quindi parlando del Mondo Antico, le influenze più importanti sulla Magia Rinascimentale sono di sicuro quelle ellenistiche – termine che già raccoglie in sé un influsso medio orientale, in particolare persiano – influsso a partire dalle scelte di lessicali: il Greco mageia e il Latino magia derivano infatti dal Greco magoi, che fa riferimento a precise figure specializzate della religione persiana, ovvero alla casta sacerdotale di magi, che erano particolarmente versati nell’astrologia, avendo coltivato una delle più importanti forme di astrolatria del mondo antico, superiore forse anche a quella Babilonese.
Da qui l’astrologia arriva in primo luogo nel mediterraneo ellenistico e poi, attraverso gli Arabi, ai sapienti di tutta Europa (si veda, per esempio, il Picatrix).
L’influsso del mondo arabo e musulmano sulla Magia Rinascimentale europea è molto più ampio di quello che si pensa – per quanto questa affermazione ci sia stata spesso contestata. Riteniamo quindi utile una breve contestualizzazione storica.

Durante il Medioevo, il sapere magico europeo era disorganico, non era aggregato attorno a corpus univoci di conoscenze, non era ritenuto materia di studio per i sapenti, ma piuttosto trattato alla stregua di una superstizione di scarso valore mistico.
Le cose iniziano a cambiare dal XI secolo in poi, quando la Spagna si espande nei territori dell’Impero Arabo, al tempo quello più esteso e potente, che aveva unificato buona parte dell’Africa Settentrionale, la Penisola Iberica, la Penisola Araba, il Medio Oriente, fino all’India. Dal VII secolo d.C. sopravvisse fino al XVIII secolo, attestandosi di fatto come uno degli imperi più duraturi.

Nel XI secolo, quando gli Spagnoli iniziarono a riconquistare ampie fette di territorio nella Penisola Iberica, l’Impero Arabo era florido, sia per economia che per cultura. Era nel pieno dell’epoca d’oro dei suoi pensatori, che per secoli si erano impegnati a tradurre in arabo e far sopravvivere il sapere ellenico, chiaramente pagano, tentando di conciliarlo il più possibile con la fede islamica. Nel frattempo, in Europa, la Chiesa di Roma da secoli stava disperatamente tentando di eradicare quello stesso sapere, la filosofia dei “pagani” (cioè quella greca) e tutto ciò che apparteneva alle vestigia dell’Europa pagana.

Quel che successe quando nel VIII secolo iniziò la Reconquista dei territori iberici in mano agli Arabi (voluta soprattutto dalla Cristianità, per respingere l’Islam incipiente in Europa) fu che giunsero fra le mani degli europei moltissimi testi greci tradotti all’Arabo, e si riscoprì in questo modo l’ampiezza della letteratura dei propri avi – che a quel punto risultarono più utili come “memorabili antenati”, di quanto non furono più utili come “eretici pagani”, soprattutto dal XIII secoli in poi. Molti di questi testi ellenici avevano già subito un processo di “monoteizzazione” delle idee su cui si fondavano. Suscitarono quindi grande stupore, e risultarono adatti ad essere inclusi nel contesto culturale sapienziale dell’epoca.
È dall’influsso islamico sui testi ellenici che deriva, ad esempio, la credenza tipica della Magia Rinascimentale in una pletora di spiriti celesti, emanati da un Dio occulto nella sua origine, ai quali si dà il compito di amministrare, per mezzo degli influssi dei Sette Pianeti, tutte le cose esistenti nel Cosmo. Allo stesso modo, quando i testi parlano di Spiriti Celesti, nel processo di cristianizzazione delle fonti arabe si traduce il concetto con Angeli e Arcangeli, dimenticando che quegli stessi spiriti erano, nel mondo arabo, eredi dei Djinn.

Durante la Reconquista la tendenza fu di non occultare né eliminare i testi dell’Impero Arabo, anche con la convinzione che il loro splendore, sia come impero che come cultura, derivasse proprio da quello scibile ellenico che era stato “arabizzato”. Si presero dunque quei libri, e li si tradusse al Latino, lingua che fu della classe sapienziale ben oltre il XVII secolo.
Ci fu grande fermento e collaborazione in tutta Europa, diversi sovrani finanziarono traduttori, sapienti, maghi, ed era fonte di vanto avere alla propria corte filosofi e cultori delle diverse Arti Liberati.
Poiché parte della comunità ebraica era vissuta nell’Impero Arabo (i Sefarditi, in particolare, ma anche le comunità che poi si troveranno incluse nel Regno di Spagna), ed era versata non solo nell’Arabo, ma anche nel Greco, nell’Aramaico e in altre lingue antiche, diversi studiosi ebraici furono chiamati a collaborare per le traduzioni al Latino.
I nomi di alcuni traduttori sono noti, altri sono pseudo-epigrafici, a volte collettivi (come è il caso di Basilio Valentino), di riflesso alla credenza di star dando nuova linfa a un sapere antico, divino e non umano, la cui origine nessun uomo avrebbe mai potuto attribuirsi.
E con Pico della Mirandola in particolare, proprio in virtù del suo interesse per la Kabbalah e il contatto con le comunità ebraiche, la Cabala (Cristiana, da cui si svilupperà quella Ermetica) entrerà a far parte della Magia Rinascimentale.

La Magia si trasformò lentamente da quel sapere illecito del Medioevo, a una conoscenza sapienziale, vera e propria branca di studio accademico, nella quale si sommavano le conoscenze di tutte le Arti Liberali (Grammatica, Retorica, Dialettica, Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia), ritenute essenziali per la comprensione profonda dei processi magici. Già questo dovrebbe esser sufficiente a capire quale ruolo sapienziale abbia rivestito la Magia nel Rinascimento: non potevano avervi accesso quanti non avessero prima studiato il Trivio e il Quadrivio, né quanti non si dimostrassero allievi devoti e leali alla Sapienza, e neppure i pigri, gli inetti, coloro che fossero tendenti alla chiacchiera o al pettegolezzo, e che non fossero in grado di meditare sui Misteri e mantenerli segreti.

Nel Rinascimento, Scienza e Magia sono fuse insieme, al punto che il fondamento della Magia Naturale, o Filosofia Naturale, non è altro che la manipolazione delle cose create per mezzo delle loro virtù occulte, da indagare con un metodo organico e pseudo-scientifico, fatto di tentativi, teorie e conclusioni esperienziali. Per capire quanto questi due ambiti della conoscenza umana fossero legati, si pensi anche solo ai rimedia physicalia, cioè i rimedi medici del Medioevo e del Rinascimento, che erano frutto tanto di un sapere propriamente scientifico (medico, chirurgico, botanico, etc), quanto di un sapere magico, aspetto dal quale si traeva la possibilità di divinare sulle cause della malattia, le conseguenze dell’applicazione di certi rimedi e, attraverso l’arte oracolare (soprattutto astrologica) trarre indicazioni sulla cura da applicare.

A questo punto della storia d’Europa, la Magia entra ancor più profondamente in contatto con la Cristianità. Se da un lato, durante tutto il Medioevo, e soprattutto nel Sacro Romano Impero, e poi nei territori sotto l’influsso della Chiesa di Roma, vi è un rigetto della Magia, ritenuta pratica eretica in quanto di ascendente pagano, al punto da manipolare per interessi politici l’accusa di “stregoneria”, le cose vanno molto diversamente a Bisanzio e nell’Impero Romano Orientale, che ci ha regalato influenti autori come Giambico.
A Bisanzio, e nel Cristianesimo Ortodosso, la condanna teologica della Magia è più lieve e gli aspetti sapienziali (in particolare Teologia e Filosofia Naturale) sono meno separati dal resto dello scibile rispetto al mondo latino, e ciò permette una maggior continuità delle pratiche pagane. Proprio grazie a questa flessibilità, alcune concezioni magiche riescono, in un secondo momento e a partire dal XII secolo, a spostarsi a Occidente, insieme a un gergo tecnico utile a descrivere il Cosmo – un gergo che il Latino ha dovuto creare quasi ex novo, plasmandolo sul Greco e sull’Arabo.

Inizia così un periodo, detto Rinascimento del XII secolo o Illuminismo del XII secolo, che vede nell’intelletto umano, opportunamente istruito e stimolato attraverso le arti sapienziali, l’unico elemento per portare alla fioritura culturale dell’umanità. È un intelletto che oltre allo studio accorto dei testi e della filosofia (in particolare aristotelica), deve concentrarsi sull’osservazione del ciclo naturale, per riscoprire la “naturalità” dell’esistenza e porsi in accordo con l’armonia universale.
In questo contesto il mago non è solo colui che esercita potere occulto sugli eventi, ma soprattutto, per dirla con il Picatrix, il filosofo perfetto, padrone del suo proprio pensiero, che padroneggia la filosofia, la metafisica, l’aritmetica, la geometria, la musica, l’astronomia, la retorica, la grammatica, e che coniuga, nella sua opera, il sapere scientifico e quello mistico, l’interpretazione teologica e quella spirituale ispirata alla filosofia magica.

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