Antropologia & Storia delle religioni

Arte: educazione ed ethos

– di Victor

[ARTE: in senso lato, significa ” attività”, e propriamente l’attualizzarsi di una potenza nell’operare (Treccani)]

Stiamo attraversando un periodo storico nel quale, soprattutto alla luce dei recenti avvenimenti, vengono messi in discussione il valore e il ruolo dell’arte all’interno della moderna società occidentale.
Volendo concentrarci sull’Italia: non molte settimane fa, si è tenuta a Milano una manifestazione organizzata da parte di operatori del settore eventi e spettacolo che, messi in ginocchio dalla grave emergenza sanitaria, domandavano attenzione da parte delle istituzioni. Presumibilmente, la ragione per la quale nessun provvedimento incisivo è stato varato, va ricercata nel fatto che valenza e finalità dell’espressione artistica sono oggi considerate tutt’altro che essenziali.

Nell’ottica di realizzare una serie di iniziative volte alla divulgazione del valore dell’arte – che reputiamo essere, se affiancata da opportuna conoscenza, sovrapponibile e intimamente intrecciata all’Arte Magica – vorremmo cogliere il momento per un’introduzione al tema che permetta anche di riflettere sugli aspetti legati al percorso individuale, alle priorità di ognuno, all’uso di strumenti e “forme” attuato da ogni praticante in prima persona.

L’arte si sviluppa su molti fronti, ma appare evidente a tutti che ciò che va per la maggiore è quel tipo di espressione artistica usata come bene di consumo, talvolta massificato.
La funzione primaria dell’arte, quantomeno in quel “mainstream” derivante da una determinata Weltanschauung (visione del mondo) post-moderna è quella di essere, nel migliore dei casi, una genuina passione o espressione personale.

Il compito dell’arte nel mondo greco è diametralmente opposto per quanto riguarda la funzione intrinseca, come mezzo di manifestazione delle qualità che veicola e celebra, e in quanto tale esiste in virtù di una sua propria valenza politica e formativa.
Osservando l’Antica Grecia non ci è infatti possibile scindere l’arte dall’intero tessuto sociale della polis.
Vorremmo citare quelli che sono solamente alcuni esempi:

1) La Musica era parte integrante della vita di tutti i giorni ed accompagnava molti gesti della quotidianità.
L’associazione tra questi gesti e la Musica era determinata da criteri precisi basati sul ritmo, l’armonia e la convinzione che specifici modi, specifiche scale, potessero trasmettere determinate emozioni e determinati caratteri personali e sovrapersonali (dottrina dell’ethos). Questi criteri si evolvettero nel corso della storia greca, ma mantennero un pattern concettuale fondante che risulta persistente.
Inoltre, ogni libero cittadino che ricevesse un’educazione formale era tenuto ad apprendere almeno i rudimenti di uno strumento musicale.

2) La Scultura, dalla Grecia Arcaica a quella Ellenistica, costituisce sicuramente la categoria per la quale siamo in possesso del maggior numero di reperti. Sin dai suoi albori il suo fulcro celebrativo era l’ideale più elevato possibile di Uomo.
La Scultura greca attingeva al Mito e all’attualità, indistintamente. Peraltro, poiché le Divinità greche erano antropomorfe, questa celebrazione del Bello trattava soggetti sacri e profani pressoché allo stesso modo. Ne consegue che la divisione tra arte sacra e arte profana non fosse mai netta, e che lo scopo della scultura greca fosse sempre quello di elevare qualunque soggetto a un massimo ideale. In questo modo, la scultura ritraeva l’arché nella sua massima potenza, e lo utilizzava come modello per rappresentare la virtù, senza qualificazioni morali.

3) Al Teatro veniva assegnata un’enorme importanza formativa, tanto che in determinati casi persino i detenuti venivano rilasciati affinché potessero assistervi.
Si suddivideva in Tragedia, Commedia e Satira. La tragedia attingeva sempre dal Mito e aveva rigorosa funzione educativa; la commedia costituiva un genere leggero che non vi attingeva; mentre la satira trattava il Mito secondo i canoni della commedia.
In particolare la Tragedia vantava già peculiari artifici narrativi, volti a renderla un’esperienza che avvolgesse tutti i sensi dello spettatore. È interessante a tale scopo menzionare il coro, al quale spesso partecipava anche il pubblico con la propria voce e, di conseguenza, con la propria emotività. Vi era un uso intelligente di tecniche quali voci e avvenimenti fuori campo (ad esempio grida fra il pubblico che annunciavano avvenimenti violenti), con il preciso intento di generare una compenetrazione empatica spettatore-spettacolo più inclusiva possibile. Ciò al fine di indurre negli astanti una comprensione del Mito più profonda possibile, e una catarsi derivante dall’immedesimazione viscerale nel pathos dell’opera al fine di sublimarlo.

Tutto ciò era supportato e ampiamente finanziato dal governo, e ogni manifestazione artistica era grande orgoglio per la popolazione intera. L’arte era sempre legata ad un ideale di eccellenza, di espressione di un potenziale massimizzato sia nel contenuto che nella forma. Aveva funzione formativa, in quanto consentiva all’uomo di tendere verso una serie di ideali e archetipi tramandati per via di essa.
In sostanza, l’arte greca celebra proprio l’Uomo, le sue gesta, il suo tendere al Divino.
Volendo concederci una considerazione personale, possiamo azzardarci a sostenere che la meccanica, il “pattern pervasivo” dell’arte greca non è tanto diverso da quello, ad esempio, del Culto degli Antenati, dei Morti Illustri: infatti tratta quasi sempre la celebrazione del Mito, di uno specifico ideale di Uomo e assume una valenza più sovrapersonale, più elevata rispetto a quella odierna.

La Magia consiste spesso nel nobilitare gesti altrimenti semplici.
Ci viene spontaneo, alla luce delle riflessioni che ci siamo proposti, di fare un salto concettuale per annotare alcuni punti che fungono, a nostro avviso, da collante tra la Storia, la Tradizione e la nostra pratica:
– è davvero possibile sminuire concetti come quello di “sigillazione sonora” a una “trovata” esclusivamente moderna?
– è davvero giusta quella corrente di pensiero che vuole ridurre la Magia Tradizionale a una primitiva forma di becero feticismo?
– è davvero certo che, in seno a un rituale, la messa in atto di un preciso psicodramma costituito da passi (e prassi) precisi, svolti in momenti precisi, sia solamente sciocca superstizione?

Ma soprattutto, messa da parte la retorica, stiamo davvero facendo tutto quanto in nostro potere per nobilitare, innalzare sia la Pratica che i nostri gesti quotidiani, la nostra Arte, qualunque sia la sua forma?

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