Stregoneria

L’uso dei figurini di cera e alcune nostre scelte pratiche

Questo tipo di strumento magico – in Italiano anche chiamato “dagida”, sebbene non siamo mai riusciti a rintracciare l’origine della parola – affonda le sue radici in tecniche magiche antichissime, caratteristiche del bacino del Mediterraneo e ampiamente diffuse presso vari popoli. L’uso di questi figurini, di solito preparati in cera o argilla, era prescritto per un’ampia gamma di incantesimi: rituali d’amore e legamenti, maledizioni ed esorcismi, riti di guarigione, e via discorrendo. In tutti quei casi, insomma, in cui nel rituale era centrale la persona (da piegare a una certa volontà o da guarire da un certo male), oppure la sua mente o il suo “spazio corporeo” – nei quali doveva essere instillata un’idea o una volontà, bandito un pensiero e così via. In poche parole, il figurino diventa sembiante archetipico della persona – ragion per cui è importante prestare attenzione che nel figurino siano rappresentati tutte le membra del corpo con un buon livello di dettaglio e riflesse le caratteristiche fondamentali della persona che devono rappresentare (per fare l’esempio di un caso estremo: se a una persona mancasse un braccio, prima di iniziare il rituale si priverebbe di quello stesso braccio anche la dagida).

Quando abbiamo iniziato a valutare l’idea di portare nello shop i figurini maschile e femminile, sia per farne candele figurate che per farne dagide, ci siamo immediatamente scontrati con un aspetto fondamentale: la maggior parte dei figurini in commercio (industriali, in genere) sono rappresentazioni grottesche del corpo umano, con un’anatomia distorta e un livello di dettaglio che non permette l’immediato riconoscimento della figura.

Non ci andava bene.

Continuiamo a ripetere che “la Magia è arte da orologiaio”, per precisione e cura, quindi non potevamo farci bastare figurini del genere, di cui fare lo stampo e perpetrare quello che, a nostro avviso, è un errore grossolano.
Ragion per cui, abbiamo deciso di armarci di strumenti da scultura e plastilina senza zolfo, e scolpirle da zero (giusto qualche anno di lavoro, fra una cosa e l’altra… ma perché siamo lenti e precisi rompiscatole).
Questo ci ha permesso di avere (finalmente) una figura maschile e una figura femminile chiaramente riconoscibili, proporzionati e anatomicamente abbastanza fedeli (poi siamo d’accordo: c’è sempre spazio al miglioramento, tuttavia la perfezione è Divina).

Ci ha anche permesso di operare delle scelte adatte a fine “magico” – un altro aspetto che non abbiamo visto ben considerato in molti figurini industriali (tutto sommato perché rispondono ad altre necessità).
Prima fra tutti, la possibilità di colare o meno un ampio piedistallo – se c’è necessità di far sì che la persona sovrasti un’idea, sia “elevata”, o semplicemente la petizione è lunga, il piedistallo è un vantaggio.
E in secondo luogo, di dare ai volti delle figure una rappresentazione “sommaria”, poco dettagliata, con giusto accennati i connotati fondamentali: la conca degli occhi, il naso, le orecchie, l’area della bocca. In modo che il volto rappresenti tutti, e nessuno allo stesso tempo.
Uno dei problemi maggiori a cui far fronte è proprio questo. Non è una novità che le tecniche magiche, diventando “protocollari”, vengano riproposte per situazioni simili con protagonisti diversi. Insomma, i “breviari di magia” e le “raccolte di incantesimi”, con addirittura pergamene con formule già redatte in cui semplicemente inserire i nomi, sono una storia vecchia almeno quanto la magia nella Grecia Classica e nell’Egitto dei faraoni. Perciò, quando si pensa a questa “ripetibilità”, o se vogliamo a questo carattere generico, è importante che le raffigurazioni possano calzare su vari tipi di persona – soprattutto per quanto riguarda il volto, considerato da sempre una delle parti fondamentali che permette allo spirito individuale di identificarsi nel corpo, e agli spiriti di identificare l’individuo, e così via.

Il secondo aspetto saliente, che si lega al discorso fatto per il volto, e va anche oltre, è quello sull’assenza degli orifizi corporei canonici. Alcuni follower attenti, ci hanno infatti scritto immediatamente dopo la prima pubblicazione della figurina femminile nelle stories di Instagram, come mai mancassero occhi, bocca e ombelico. Alcuni hanno anche fatto notare che senza questi orifizi, non è possibile animare la bambolina (bravi!). Inutile dire che hanno ragione, ma che la nostra scelta è voluta.

C’è un insieme di strumenti per la pratica dell’Arte – in cui rientrano le dagide, ma anche i vasi e qualsiasi contenitore con la funzione di “raccogliere”, “accogliere”, “coltivare” – che dal nostro punto di vista hanno la pessima tendenza a disallinearsi rispetto allo scopo per il quale sono stati pensati, o diventare ricettacolo per vari tipi di energie (personificate in vari gradi). È per questo, per esempio, che quando si seppellisce un vaso con dentro un incantesimo, il contenitore viene tappato o, se possibile, capovolto. È questa la ragione per cui, se preparo una dagida che raffigura una persona, la incanto per uno scopo, e decido di seppellirla, la metterò in una bara o, se questa non è simbolicamente adatta al tipo di incantesimo, in un contenitore chiuso di altro tipo, o in una pezza di stoffa di colore adatto e, possibilmente, chiusa con una corda ritualizzata.

Si poneva quindi il problema del conservare la dagida “intatta” e “neutra”, se vogliamo impermeabile all’ingresso e all’influenza di qualsiasi tipo di energia, prima che l’oggetto venisse propriamente ritualizzato dal cliente. Dubitiamo di stoccare dagide già colate, in genere le candele figurate vengono preparate quando richieste, proprio per assicurare che le cere siano “neutre” o perfettamente allineate allo scopo commissionato. Il dubbio riguardava i clienti che acquistano un grande numero di candele figurate e anche il transito dal laboratorio alla destinazione: come assicurare che il materiale non solo arrivi, ma soprattutto che resti neutro fino al momento dell’impiego?

La risposta è stata tanto dura da trovare, quanto banale. Secondo le antiche teorie sul corpo umano, ciò che permette l’ingresso della vitalità nel corpo, dello spirito umano nel corpo e di altri spiriti nel corpo, sono proprio gli orifizi (occhi, narici, bocca, orecchie, ano, genitali e ombelico). Essendo presenti sulla dagida soltanto questi organi o aree, ma non l’orifizio in sé, già “aperto”, la rappresentazione simbolica delle figure maschili e femminili è accurata dal punto di vista anatomico, ma non “vitale” dal punto di vista magico. In questo modo, il primo atto che la persona che le acquista compie con il rituale, che è l’apertura degli orifizi, va a potenziare il senso stesso dell’infusione della vitalità della persona nella dagida, e la relativa consacrazione e battesimo secondo il nome, le caratteristiche e i testimoni della persona che lì deve essere rappresentata.

È la soluzione migliore che avremmo potuto trovare? Possiamo parlarne.

È la soluzione migliore che abbiamo trovato? Sì.

Vogliamo obiettare che se qualcuno si incasina la dagida, forse non doveva prenderla? Siamo d’accordo, ma il nostro problema era prevenire il più possibile questo rischio – tutto il resto sta al cliente deciderlo, secondo la sua propria auto-definizione.

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