Rituali

È importante la Divinazione prima di un rituale?

Per quanto ci riguarda, la preparazione stessa al rituale è parte del rituale, in qualità di processo che conduce dal profano al Sacro. È un momento per orientare il pensiero, per disporsi, per capire il contesto in cui si sta andando a operare, le ragioni per le quali si sta facendo qualcosa, e calarsi all’interno di tutto questo con serenità e certezza. Ciò è ancora più vero per i rituali svolti per conto dei clienti. È facile trovare il senso del Sacro in ciò che viene fatto per la nostra devozione personale. Più difficile è trovare, applicare e mantenere un meccanismo rituale che permetta di riconoscere come Sacro ciò che viene fatto per altri, perché se anche si può cercare in tutti i modi di condividerne le spinte, c’è sempre il rischio di cadere nella ripetizione di azioni vuote – quello che cerchiamo in tutti i modi di evitare. Anche per questa ragione, e per altre che spiegheremo in seguito, nella preparazione del rituale impera la Divinazione.

Quando qualcuno ci contatta dicendo di volere che noi svolgiamo (o che prepariamo) un rituale per un certo scopo, il primo suggerimento che diamo è quello di eseguire una Divinazione. Per noi ha così importanza questo passaggio, che abbiamo deciso di incentivare le persone nell’eseguirla scontandone parte dal costo finale del rituale. Questo perché, per un mago, la scelta degli strumenti non può che passare dalla comprensione della situazione nella sua interezza, o quanto meno nel modo più ampio, e ciò è possibile soltanto attraverso la Divinazione. Leggere i Tarocchi, fare un lancio di Rune, un tema Geomantico, o anche solo una stesa di sibille, non è un vezzo, come alcuni credono, ma una necessità: la necessità di osservare cosa il Divino ha da dire sulla situazione che viene proposta.

Per quanto ci riguarda, riteniamo di far parte in tutto e per tutto della categoria “maghi”, così come intesa tradizionalmente. E il mago non ha solo il compito di “produrre meraviglie”, per dirla con Agrippa, ma anche quello di riflettere e comprendere il mondo, ed eventualmente consigliare. È chiaro che se venite da noi a chiederci di operare o preparare un rituale per voi, volete un consiglio in modo implicito, cioè desiderate che noi vi forniamo la cosa più adatta al contesto. Ma questo contesto non lo si può conoscere a fondo senza Divinazione! (Perché, dopotutto, anche il mago ha una comprensione limitata della realtà circostante, e per approfondirla, o per trascendere il limite se vogliamo porla su questo piano, ha bisogno di strumenti oracolari.)

La comprensione razionale che si può avere di una sequenza di eventi, scopi, metodi per raggiungere degli obiettivi, e delle ragioni che muovono le persone, è di primo acchito molto limitata. Anche quando la situazione sembra molto chiara e semplice, tanto da darla quasi per scontata, non di rado ci sono dei particolari che non solo la rendono unica, ma anche più articolata di quanto supposto all’inizio.

Ciò succede per diverse ragioni, non di meno per il fatto che anche il mago, proprio come chiunque altro, filtra gli eventi attraverso la propria lente, ragione, esperienza di vita e, pur limitando l’impatto dell’etica e della morale personali è difficile, recepire ciò che viene raccontato in modo neutro. Conoscere a prima vista tutte le cose necessarie e di cui è importante tenere conto è un’impresa titanica per chiunque. Non solo non si può pretendere che il mago sia in grado di farlo, ma non si può neanche pretendere che un cliente lo possa fare – in particolare quando la situazione lo coinvolge emotivamente, o ha un impatto significativo sulla sua vita.

Quindi, quali strumenti mettere in atto per raccogliere il bagaglio di informazioni necessario a capire come operare magicamente su una situazione?

Da una parte c’è il mentalismo. Non come molti lo hanno in testa, cioè quello volto a manipolare e piegare la situazione per i propri fini. E neanche quello volto a imporre un’idea o un ideale, giusti o sbagliati, sull’altro. Ma il mentalismo che, attraverso una serie di induzioni verbali o gestuali, aiuti a raccogliere quelle piccole informazioni che altrimenti resterebbero celate. Si tratta magari del fare piccole domande inaspettate, o di portare l’altro a riflettere su aspetti che non aveva considerato. Si tratta anche di lanciare delle piccole parole, e vedere le reazioni dell’altra persona, per capire il limite e non superarlo – perché dopotutto si ha a che fare con degli esseri umani e non con un nome vuoto dietro uno schermo. E se molti, quando facciamo una proposta per un rituale che non incontra la loro etica si sfocia nella risata e nella battuta, per altri questo può essere un trigger, che non dovrebbe essere innescato, anche solo per una forma di rispetto dell’altro.

Il mentalismo, o la PNL, non sono comunque da scambiare per qualcosa di sovrannaturale, e di certo possono dire poco di quello che l’altro non conosce o non ha vissuto direttamente.

Ci permettiamo inoltre anche un’altra parentesi, che purtroppo ci capita spesso di dover debunkeare. Parliamo delle varie letture “psichiche” fatte sulle foto di persone per individuare maledizioni, blocchi, sofferenze, amori, e via discorrendo. (La inseriamo nello spoiler per permetterti di saltarla, se non sei interessato )

Spoiler
Il tutto, come sempre, squisitamente condito da un po’ di sana New Age, fiamme gemelle, e compagnia; e di solito risolte con un “ah, solo se ti affiderai a me potrai…” o “hai una maledizione generazionale, dovuta a un ristagno karmico della tua vita precedente, quando eri una strega malvagia che ha cercato di [cosa cattiva a vostra scelta]”. Quante volte ci sono capitate queste situazioni, anche vissute in prima persona! Quanto volte VI sono capitate queste situazioni! E quanti di voi ci hanno scritto fra il disperato, l’impaurito e il perplesso, chiedendoci se secondo noi era vero!
Non ce la prendiamo con le persone che credono a chi mette in atto questo tipo di approccio, perché ci sono mille situazioni fra la fragilità e la lecita ignoranza che pongono in balia di questo tipo di situazione.
Ce la prendiamo un po’ di più con chi, in buona o in cattiva fede, mette in atto queste cose. Ci è capitato spesso di vedere persone in cattiva fede, che dopo non averne azzeccata mezza si inventano grandi scuse per continuare ad atteggiarsi. Ci è anche capitato però di incappare in persone in buona fede, che non riuscivano comunque a capire quanto potesse essere negativo supporre, in modo esatto o errato, che qualcuno avesse un problema e dirglielo senza che fosse stata fatta esplicita richiesta. Scegliere di risolvere un problema, là dove c’è un problema, deve sempre partire da chi vive il problema: nessuno può imporsi sull’altro, anche se ciò viene fatto in buona fede e a fin di bene.
Soprattutto però ognuno di noi deve proteggersi da solo da questi meccanismi e riflettere su quali informazioni può realmente dare una fotografia. Posto che la percentuale di persone con reali capacità medianiche è bassa, è irrealistico pensare che 2/3 di un gruppo Facebook siano medium! Quindi quando postate una vostra foto chiedendo agli altri cosa vedono, chiunque conosca un pizzico di mentalismo, o abbia voglia di andare a dare uno sguardo al vostro profilo, può raccontarvi qualsiasi cosa, anche credibile. O anche una mezza verità che viene agganciata a qualcosa di reale in modo da essere validata per intero. Conoscere il nome del vostro ex fidanzato, non implica che siete davanti a un medium, ma piuttosto che avete trovato un buon osservatore (o un impiccione!). Fate anche attenzione a quali informazioni condividete, perché ormai con Facebook tutto è alla mercé di tutti, anche quando non è pubblico. (Con questo non stiamo dicendo che le persone vivono per forzarvi il profilo, ma semplicemente che a volte “l’amico dell’amico, in comune con l’amico” ha letto qualcosa sul vostro profilo e, anche in buona fede, ne ha parlato, diffondendo l’informazione.)
Senza contare tutte le informazioni che una foto può fare a chi conosce un po’ di PNL. Il linguaggio del corpo, le micro-espressioni, l’aspetto del colto, l’atteggiamento generale, il modo in cui ci si trucca o non ci si trucca, la presenza o assenza di occhiali da sole, il modo in cui ci si pettina, i gioielli che si indossano o meno, e via dicendo: sono tutti piccoli indizi che aiutano a capire chi si ha davanti. La maggior parte di noi non li coglie, e quindi sembra qualcosa di magico ed eccezionale. Ma in realtà è semplice spirito di osservazione. (La serie tv The Mentalist è un’esagerazione, però spiega abbastanza bene i meccanismi del mentalismo e della PNL, e come tramite l’osservazione dei dettagli sia possibile giungere a conclusioni che paiono sovrannaturali, quando semplicemente sono sotto gli occhi di tutti.)
Quindi siamo tutti soggetti agli inganni della nostra mente e a dei bias di autovalidazione, che ci portano a negare aspetti della realtà per confermare i nostri preconcetti. Ciò vale anche con la credenza nel sovrannaturale: se posto una foto in un gruppo ritenendo vi siano medium che possono spiegarmi la mia sofferenza, la risposta più plausibile (o quella che soddisfa di più la credenza subconscia che ho già sul mio malessere) apparterrà alla persona che io identificherò più volentieri come medium, validando tutto ciò che mi dirà in seguito. È per questo che proprio nel momento in cui si crede di stare peggio e in cui si ha più disperatamente bisogno di una risposta certa, bisognerebbe astenersi dal cercarla nel sovrannaturale, che verrebbe inevitabilmente piegato ai nostri bias. Non perché siamo tutti stupidi e con il desiderio di auto-validarci, ma perché questi meccanismi sono intrinsechi nella mente umana. Abbiamo bisogno di sapere che quello che proviamo, che vediamo o supponiamo, è valido e il fatto che qualcun altro ce lo confermi ci dà sollievo.

 

Perciò, come navigare nel mare magnum dei bias che condividono sia il mago, che le persone che dovrebbe servire? La nostra risposta è stata, oltre a un atteggiamento il più neutro possibile, la Divinazione. Costituisce per noi la vera bussola per acquisire una migliore comprensione di quello che viene sottoposto.

A ciò si deve aggiungere la necessità di sincerità, sia da parte del cliente, che da parte del mago, per ridurre l’impatto che errori di lettura della situazione potrebbero avere sul rituale. Quando vi rivolgete a un operatore non dovreste aver paura di un giudizio morale. È come andare dal dottore e vergognarsi perché si ha un malessere di qualunque tipo. E la paura del giudizio vi viene instillata dalle azioni e dalle parole della persona a cui vi siete rivolti… forse non è la persona per voi, perché dove regna la paura del giudizio, regna anche l’incomprensione. E l’incomprensione fa danno.

Per quanto concerne la sincerità del cliente, si torna al discorso dei bias. Anche il cliente più sincero e ben disposto, a volte non riesce a interiorizzare la situazione per quella che è effettivamente. E quando ne parla, parla in realtà di come lui la vive. Che è giusto, e deve essere così, perché nel momento della consulenza preliminare il nostro ruolo è anche quello di testimoni di una situazione, per capire come impatta sulla persona e cosa potrebbe soddisfare la ragione per cui siamo stati contattati.

Poi però c’è il momento in cui bisogna tirare le somme, fornire un ventaglio di opzioni, di modi più validi di altri, capire quale rituale magico potrebbe davvero portare il risultato auspicato. E per fare questo bisogna avere non solo informazioni in prima persona, ma anche tutta una serie di altre considerazioni su ciò che muove la situazione, sulle altri persone coinvolte, sul perché di determinate scelte, su cosa può essere nelle corde dell’altro e cosa no. È essenziale perché nella magia ci sono mille cose che possono andare male, il compito è scegliere i modi e i momenti più opportuni, perché di modi e momenti perfetti non ne esistono. Possiamo paragonare il rituale a una partita a scacchi: il gioco è imparare a calibrare ogni azione con doverosa strategia, essere strateghi e abili giocolieri capaci di non sacrificare più elementi del necessario, per non arrecare danno a ciò che deve essere preservato e che porterà al compimento dello scopo.

Per questo per noi è così importante fare uno “zoom” sulla situazione attraverso la Divinazione: solo attraverso un oracolo è possibile capire quali forze generano gli eventi, come questi si stanno muovendo, chi sono davvero le persone chiamate in causa, cosa pensano, cosa hanno nel cuore, cosa sono disposte a sacrificare, se i sentimenti sono autentici o finzione, e via dicendo, integrando le informazioni iniziali del cliente. È facile affermare di volere qualcosa, non è così facile affrontare le conseguenze di quello che si vuole, in positivo o in negativo. Ci è addirittura capitato (più volte!) che le persone chiedessero un rituale per ottenere una cosa, la ottenessero e si lamentassero perché la avevano ottenuta davvero. Vi sembra paradossale? A noi ha stranito le prime volte, poi ci siamo accorti che molti ci chiedevano rituali per i desideri effimeri di un momento, che non corrispondevano alla loro volontà a lungo termine. Ci siamo fermate al mentalismo: non stavano mentendo nel contesto della richiesta. Ma una Divinazione ci avrebbe consigliato di avvertirli che forse non era ciò che Volevano.

La Divinazione non ha quindi lo scopo di “mettere a nudo” il cliente o la situazione. È più paragonabile a una visita completa dal dottore, per assicurarsi delle condizioni del paziente (ovvero della situazione) prima di portarla in sala operatoria e accorgersi che non era operabile. Il paragone può farvi sorridere, ma è effettivo. Se qualcuno ci chiede di bandire una persona, noi agiamo per bandirla. Anche se la Volontà magari era quella di ricevere delle scuse. A volte le persone, anche in buona fede, non esprimono chiaramente ciò che vogliono, vuoi per vergogna, per pudore o per poca chiarezza. Nessuna di queste ragioni è condannabile. Vanno capite nel loro contesto, per fare in modo che ognuno ottenga quello che effettivamente vuole.

E siccome nel mezzo ci siamo noi, per favore, queste Divinazioni fatecele fare… oppure prendetevi la responsabilità di quello che avete chiesto fosse fatto. Insomma, se ci chiedete di bandire per sempre una persona dalla vostra vita, non aspettatevi che poi torni a scusarsi con un mazzo di rose!

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