Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

Imbolc: gestazione e purificazione

Imbolc è una delle quattro feste celtiche stagionali legate al fuoco e al ciclo del sole: Imbolc/1° Febbraio; Beltane/1° Maggio; Lughnasad/1° Agosto e Samhain/1° Novembre – specificando e tenendo sempre è a mente che per i Celti il giorno iniziava al tramonto, e le celebrazioni si protraevano da tramonto a tramonto. Imbolc è equidistante sia dal solstizio d’inverno che dall’equinozio di primavera, proprio come lo è anche la sua controparte, Lughnasad. Segnano in questo modo non l’apice della presenza e dell’assenza della luce, ma due momenti di importante passaggio, durante i quali vi era la transizione da un ordinamento (estivo o invernale) all’altro, e la necessità di ristabilire ordine. Sappiamo che questa data aveva importanza anche in epoca antica, per via dell’allineamento con il sole nascente a Imbolc di alcuni monumenti, come il Tumulo degli Ostaggi, sulla collina di Tara (in Irlanda), luogo con valenza sacrale.

Proprio per questa ragione, uno dei rituali più strettamente associati a Imbolc è la purificazione, che completa l’uscita dalla crisi invernale, declinata in particolare come necessità di congedare i “cattivi spiriti”, e gli spiriti dei Morti che hanno accompagnato durante il periodo invernale, affinché dalla gestazione della terra, degli animali, delle donne e dell’intimo di ogni persona potesse rinascere soltanto il “buono spirito”. Si attestano, e si confermano, nel significato di Imbolc e di tutte le celebrazioni stagionali poste nei momenti di transizione, i significati simbolici dei due poli di luce e oscurità, ordine e caos, e per esteso bene e male – considerati, questi ultimi, non esclusivamente come due tendenze morali entro la persona, ma come due forze, l’una conservatrice e aggregatrice della società, e l’altra distruttrice e disgregatrice, responsabili della coesione o dell’indebolimento della comunità stessa.

Nel mese che oggi chiamiamo Febbraio, che è semplicemente il periodo a metà fra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, diverse culture effettuavano importanti rituali di purificazione personale e sociale. Non stupisce quindi che Jacopo da Varazze, nel suo Legenda Aurea, parli per esempio dell’usanza romana di rivolgere sacrifici a Februus (antica divinità etrusca degli inferi, poi accorpata con Plutone), nel momento in cui si credeva Proserpina iniziasse a risalire dagli inferi per tornare in superficie, facendo rinascere la vegetazione. Notevole l’etimologia del nome Februus, ricondotta a colui che purifica, un nome attribuito anche a Plutone, che veniva placato a Febbraio affinché i morti abbandonassero la terra (e i campi), rientrando nel sottosuolo. Sotto questo punto di vista, la purificazione si lega a quelle forze infere, saturnine, che regolano l’emergere e lo sprofondare dei morti nell’arco del ciclo stagionale, e dalle quali quindi si emanano ciclicamente il caos e il potere di richiamare i morti nel sottosuolo, ristabilendo l’ordine.

Il nome Imbolc deriva dall’Antico Irlandese i mbolc, che significa nel grembo e rimanda al concetto chiave del periodo: la gestazione dei semi nella terra; la gestazione degli ovini e la nascita dei primi agnelli; il ritorno degli animali dal letargo (come è il caso dell’orso, che nei mesi precedenti si è rinchiuso in un una grotta, simbolicamente parallela al grembo).
La gestazione, o l’incubazione, sono indice di una presenza occulta e non manifesta, ed è importante ricordare che ciò che viene incubato o gestato, ma non è ancora dato alla luce, non è presente nella stessa forma in cui sarà attualizzato attraverso la nascita, che è il passaggio iniziatico dalla potenzialità al potenziale. Imbolc dunque non è una festa di manifestazione, ma una festa di riconoscimento dell’incubazione e del potere germinativo insito nella Natura e nell’uomo.
Un’altra etimologia plausibile è sempre dall’Antico Irlandese, da imb-fhole, cioè lavaggio/pulizia di se stesso, in riferimento alla centralità dei rituali di purificazione, per le ragioni già considerate.
Al contrario è ritenuta folkloristica e poco plausibile l’etimologia da oimelc cioè latte di pecora, riportata dal Glossario di Cormac del X secolo. È tuttavia ancora di largo utilizzo nei gruppi neopagani come sinonimo di Imbolc.

Un altro problema con cui il neopaganesimo è costretto a scontrarsi è l’accorpare indiscriminato, creando sincretismi che non esaltano la differenza, di festività celtiche con altre di altri luoghi del mondo o periodi storici. Così spesso Imbolc si considera una sorta di “Candelora celtica”. Per quanto la Candelora, come molte feste cristiane, derivi in effetti da concezioni pagane, si tratta di due festività differenti per loro stessa natura.
Candelora è il nome popolare della Presentazione di Gesù al Tempio, o della Purificazione della Beata Vergine Maria, durante la quale le candele che sarebbero state usate durante l’anno venivano portate il Chiesa e benedette per i mesi seguenti.
La festa veniva chiamata “della purificazione della Vergine” in quanto la presentazione di Gesù al Tempio era simbolicamente la presentazione al tempio dell’agnello sacrificale (per i peccati di Israele, in questo caso); secondo l’usanza in Levitico 12, 1-8, per la quale la donna dopo il parto era impura per quaranta giorni se era nato un maschio o ottanta giorni se era nata una femmina, e per purificarsi avrebbe dovuto portare un agnello al tempio, affinché fosse sacrificato. La Vergine Maria, secondo il canone, nell’episodio biblico diventa metafora della Sposa di Dio (Israele) che dà alla luce il bambino e al contempo l’agnello che ne monda i peccati.
Tuttavia, nonostante alcuni temi comuni, è importante ricordare che Imbolc cade il 1° Febbraio, e la Candelora (o Purificazione della Vergine Maria, o Presentazione di Gesù al Tempio) cade invece il 2 Febbraio. Pertanto, anche potendo accomunarle per taluni aspetti, bisogna trattarle come festività separate, all’interno della medesima cornice simbolica del periodo: quello della transizione da una stagione all’altra, della gestazione e della purificazione affinché i frutti portati dalla primavera e dall’estate siano buoni.

Imbolc festeggia l’inizio della primavera, il riemergere della luce, il venire al mondo dei primi animali e i primi fiori (il prugnolo, pianta simbolo dell’inverno, nelle isole britanniche fiorisce proprio a Febbraio), la prima semina primaverile e l’allungarsi delle giornata. È una festività intrinsecamente legata al fuoco, simboleggiato nel cielo dal Sole, e in questo caso dal focolare domestico nel mondo degli uomini. Per questa ragione soprattutto, il centro della ritualità era la casa, che veniva pulita, benedetta (dal passaggio di Brigid) e protetta.

Brigid è la divinità che era celebrata anticamente durante Imbolc e questa associazione è testimoniata dalle ritualità che ci sono pervenute per via di diverse fonti.
Nelle aree di influenza celtica è sopravvissuta infatti la credenza che, durante Imbolc, Brigid visitasse la casa. Per questa ragione vi era l’usanza di lasciare il letto fatto, insieme a cibo e bevande, per accogliere la Dea; e lasciare esposti quegli abiti, stoffe e oggetti che si desiderava venissero benedetti al suo passaggio, e che per il resto dell’anno sarebbero stati usati come fonte di benedizione, protezione e guarigione.
In Irlanda del Nord, per invitare Brigid ad entrare nell’abitazione, la casa veniva circumambulata dai membri della famiglia all’esterno per tre volte, tracciando con giunchi la circonferenza (o spazzando il terreno, gesto che ha il doppio effetto di bandire e delimitare al contempo). Tornati alla porta di casa, per tre volte si bussava all’ingresso, invitando Brigid a entrare. I giunchi venivano sistemati a terra come tappeto, oppure intrecciati creando le usuali “croci di Brigid” che, sistemate a porte e finestre, avrebbero protetto la casa contro il fuoco, i fulmini, la malattia e i cattivi spiriti fino all’anno successivo, quando sarebbero state tolte e sostituite. Brigid veniva dunque accolta imbandendo la tavola con cibi e bevande (probabilmente lasciando libero il posto d’onore, dove si sarebbe seduta la divinità), rifacendo un giaciglio al fianco del quale si posava una bacchetta bianca, in legno di betulla, simbolo della medesima bacchetta o bastone di betulla che, secondo la leggenda, Brigid avrebbe utilizzato per far rinascere la vegetazione e scacciare il gelo portato dalla Cailleach e da una speculare bacchetta o bastone di prugnolo. Si rastrellavano dunque le ceneri del camino, pareggiandole perché, il mattino seguente, i segni del passaggio di Brigid potessero essere identificati ed interpretati. Un’altra forma di divinazione meteorologica era invece basata sul tempo atmosferico e utilizzata per stabilire quanto sarebbe stato rigido l’inverno successivo e prolifico il raccolto. È possibile tuttavia che, come nella maggior parte delle festività, la divinazione fosse attività diffusa, favorita dalla liminalità del momento.

Usanza comune era anche quella delle Brídeóg, bambole in giunchi e canne, vestite con conchiglie, coralli, fiori e frammenti di abiti, portate in processione dai giovani in Irlanda e Scozia. È possibile che pietre particolarmente brillanti venissero poste sul petto del feticcio, come sorta di cuori, da cui l’usanza scozzese di chiamare conchiglie e cristalli molto brillanti reul-iuil, ovvero stella guida (di Brigid).
Si ritiene che fossero soprattutto le giovinette, abbigliate di bianco e con i capelli sciolti come simbolo di giovinezza e purezza, a portare in processione questi feticci, simulacri di Brigid, ma non si esclude che l’attività fosse estesa anche ai ragazzi.
Durante la processione delle Brídeóg, bussando di casa in casa, venivano raccolte offerte di cibo e omaggi ai feticci. Dopodiché, il feticcio era accolto in un’abitazione, sistemato al posto d’onore della tavola e imbandito un banchetto. Tutti i presenti consumavano il pasto (alla presenza della divinità) e la bambola veniva coricata, con canti. La creazione, la processione e il rituale d’accoglienza rappresentavano un atto di rinnovata fede verso Brigid, ma soprattutto l’atto dell’accogliere, nella propria casa e nel proprio intimo, ciò che la venuta della Dea rappresentava, cioè la rinascita e il ritorno della luce.

Altra abitudine sacra, correlata in particolare alla purificazione, era la visita ai pozzi sacri, attorno ai quali si camminava in senso orario pregando per avere buona salute, buona sorte e prosperità nell’anno a venire. Ai pozzi si lasciavano offerte, fra cui nastri fra i rami degli alberi vicini, per segnare il passaggio. L’acqua del pozzo era raccolta e portata a casa, utilizzata per la pulizia domestica, per la purificazione e in riti di guarigione, perché la benedizione del pozzo venisse estesa ai luoghi e alle persone che avrebbero condiviso l’acqua.

Altre offerte erano lasciate al mare e alla terra, elementi che giocano un ruolo importantissimo nel folklore delle isole britanniche. Latte e porridge venivano versati come libagioni, così come latte era versato anche a Brigid, agente di quella forza di fertilità che, con la gestazione degli agnelli, aveva fatto tornare copioso il latte nelle mammelle degli ovini.

Riguardo all’associazione di Brigid con Imbolc, non passa, come è evidente, per via del sincretismo di Santa Brigida con la dea, che è una figura precedente, di grande importanza nel mondo celtico. È sì una divinità della fertilità e della luce, accorpata simbolicamente al fuoco, ma in qualità di guida del passaggio dalla metà oscura dell’anno, governata dalla Cailleach, alla metà luminosa, che governa. Testimoniano queste associazioni i suoi nomi e appellativi: Belisama, colei che brilla molto; Brigantia, la somma; Bricta, la brillante. (E come Sulis, dea delle sorgenti, rimanda anche all’importanza dei pozzi sacri nell’antica celebrazione di Imbolc.)
Tuttavia, la sua funzione non si limita a quella di divinità della fertilità e dell’abbondanza, che è solo in ultima battuta. In primo luogo Brigid, come figlia del Dagda, è infatti una divinità sapienziale, legata al vaticinio, all’ispirazione, alla guarigione e anche alla poesia. Poi è una divinità ben augurale in guerra, perché legata alla forgiatura (delle buone armi, fisiche e non, che permettono la vittoria).
È possibile che in epoca neolitica il suo culto fosse un aspetto di quello della Grande Madre, e in generale un culto femminile più ampio di quello di epoca celtica, associato al triplice aspetto del fuoco. Può darsi che, con l’avvento della metallurgia nell’età del rame, l’importanza del suo culto sia scemata per l’emergere di quello della sua controparte maschile, Belenos o Lugh, con il quale condivide molti tratti. Può essere che questo avvicendarsi durante l’età del rame sia sopravvissuto, testimoniato dall’associazione di Lugh con il cavallo (la domesticazione di questo animale inizia proprio nell’età del rame, in contemporanea alla metallurgia e allo sviluppo di una prima forma di techné bellica, di cui il cavallo fa parte), medesima associazione che si ritrova anche nella sfaccettata mitologia di Brigid, assorbita fra le divinità romane con l’epiteto Epona – che significa proprio cavallo (più probabilmente cavalla).

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