Stregoneria

La Menta

La menta è una piccola erba, dall’aspetto insignificante, ma dall’odore indimenticabile, di cui esistono moltissime specie diffuse in tutta Europa, Asia e Africa, in modo a tratti discontinuo, in diversi climi e a diverse latitudini.

Vi sono attestazioni del suo uso, in relazione ai rituali funerari, già nel Mesolitico (10.000 – 8.000 a.C.). Per esempio, in una tomba a fossa risalente a 14.000 anni fa, appartenente alla cultura natufiana, rinvenuta nella grotta di Raqefet sul Monte Carmelo, presso Israele, sono state trovate le impronte di rametti e fiori di piante aromatiche, fra i quali anche la menta. Sappiamo che l’usanza di seppellire erbe aromatiche con i corpi era piuttosto comune, sia come offerta d’accompagnamento e memoria per il morto, sia forse per lenire l’odore della decomposizione.

Fin dalla preistoria dunque, la menta ha fatto parte dei rituali funerari della civiltà umana e, con simile significato, si ritrova anche in Grecia, ove è simbolo di trasfigurazione della bellezza (per via della morte), emblema del rito funebre in sé e, anche, di ospitalità.

Un mito racconta di come Zeus e Hermes, vagando per la Frigia sotto spoglie umane, osservando i mortali si trovarono presto a discutere delle loro inclinazioni. Zeus pensava che tutti gli uomini fossero malvagi nel cuore, mentre Hermes sosteneva il contrario e gli propose una sfida: travestirsi da viaggiatori e bussare di casa in casa, chiedendo ospitalità. Nessuno li accolse, molti li scacciarono malamente, eccetto i buoni Filemone e Bauci, una coppia di anziani che, secondo la storia, avevano poco, ma passavano bene i loro giorni, invecchiando insieme, addolciti dalla loro casta e dolce unione. Filemone e Bauci non solo offrirono ospitalità, ma si offrirono di lavare i piedi dei viaggiatori e li ristorarono con quanto a loro disposizione, spazzando la tavola con rametti di menta, prima di imbandirla. Zeus restò così colpito dai loro gesti e dalla gentilezza, che mentre abbatté la sua ira sui Frigi, trasformò la povera casa degli sposi in un sontuoso tempio, promettendo di esaudire il loro più grande desiderio: invecchiare e morire insieme. Al termine dei loro giorni, Filemone venne trasformato in una quercia, e Bauci in un tiglio, uniti per il tronco.

Tuttavia, il mito più importante sulla menta è riportato da Strabone. Minthe era una ninfa del fiume infernale Cocito, che giaceva con Ade. Quando Ade rapì Persefone dall’Aitna, portandola nel suo regno, Minthe si lamentò con arroganza, delirando per gelosia, affermando di avere forme più belli ed eccellere in bellezza rispetto a Persefone che, per tutta risposta la calpestò con rabbia e la distrusse. Dalla terra calpestata nacque dunque l’erba fragile che porta il suo nome, insignificante nell’aspetto, ma di gradevole odore. Demetra, per consolare Persefone, rese la menta priva di frutti.

Questo mito serve naturalmente a spiegare l’associazione della menta con i rituali funerari, insieme al rosmarino e al mirto. Ma al contempo si rimarca un legame della menta con l’azione di Persefone, appena discesa agli Inferi, e di conseguenza con Demetra. Quest’ultimo passaggio, cioè l’associazione di Demetra alla menta per via di Persefone, è dovuta soprattutto all’utilizzo della menta nella preparazione del kykeon, la bevanda rituale utilizzata nei Misteri Eleusini, i riti iniziatici del culto di Demetra e Persefone nell’antica Eleusi. Il kykeon era considerato una bevanda eroica, enteogena, condivisa dai partecipanti a questi Misteri come rituale di passaggio e segno di speranza nella vita oltre la morte. Il kykeon, secondo Omero, era preparato con acqua e farina di orzo, e menta dolce. Veniva bevuto continuando a miscelarlo, affinché i vari elementi restassero in sospensione, e per questo era chiamato kykeon – il cui nome significa infatti “mescolato”. Le virtù psicoattive della bevanda derivavano dall’aggiunta di fiocchi di segale tostati, probabilmente di segale cornuta, e dunque infettata dal Claviceps purpurea, un parassita che porta la spiega a sviluppare peculiari “speroni”, che sono il corpo fruttifero del fungo stesso, contenenti alcaloidi tossici e psicoattivi.

I Greci sconsigliavamo l’assunzione di menta credendo che la lussuria che avrebbe suscitato, avrebbe potuto diminuire il loro coraggio e la loro forza in battaglia. La usavano invece con piacere per aromatizzare il vino, per spazzare e decorare la tavola.

Plinio il Vecchio suggerisce una corona di menta per aiutare la concentrazione, stimolando corpo e mente, e la sconsigliava invece per la procreazione. Sappiamo oggi che un utilizzo eccessivo di menta durante la gravidanza può risultare dannosa, poiché la menta favorisce il mestruo, ma resta privo di fondamento l’utilizzo anticoncezionale suggerito da Galeno e Dioscoride.

Anticamente gli Ebrei spargevano la menta sul pavimento della sinagoga, affinché al seguito dei passi delle persone potesse sprigionare la propria fragranza.

Mentre per Agrippa la menta è un’erba solare, per la sua temperata dolcezza, per Culpeper si tratta invece di un’erba venerea per via della sua associazione al mito di Minthe, alla lussuria e in generale all’amore, e consiglia fra l’altro di non applicarla sulle ferite, perché la menta avrebbe ostacolato la guarigione delle ferite.

Trattandosi di un’erba vermifuga e repellente, che tiene alla larga topi (e gatti), viene considerata un aiuto anche per scacciare spiriti ed energie sgradite, e dunque coinvolta nei rituali di bando.

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