Sciamanesimo

Biomimesi, la scienza dello Sciamano

Iniziamo con una citazione:

La biomimesi è la scienza e l’arte di risolvere i complessi problemi dell’uomo, traendo ispirazione e insegnamento dalla Natura: dagli aborigeni che realizzarono i primi boomerang – meravigliose copie delle ali degli uccelli – al modo in cui modelliamo la ceramica come una vespa vasaia costruisce il suo nido.

da Nessuna linea retta, di J. Harman

E poi una rapida definizione da Wiki, per chiarire meglio il concetto:

La biomimesi è una disciplina che studia e imita i processi biologici e biomeccanici della natura e degli esseri viventi come fonte di ispirazione per il miglioramento delle attività e tecnologie umane. La natura viene vista come Modello, Misura, e come Guida della progettazione degli oggetti e dei manufatti tecnici.

L’Illuminismo in teoria e la Rivoluzione Industriale in pratica, hanno tentato in tutti i modi di “emancipare” l’essere umano dal suo essere naturale, dalla sua condizione di animale all’interno di un ecosistema dal quale dipende e che dipende da lui in egual misura (almeno tanto quanto l’ecosistema dipende pure dall’ultimo degli insetti, per restare in equilibrio e prosperare).

L’idea di progresso che si è standardizzata in Occidente a partire dal XVIII secolo si è radicalizzata attorno all’idea che non soltanto l’uomo può cambiare i tempi della Natura, accelerandoli o rallentandoli a suo piacimento, ma che può sostituirsi alla Natura stessa nel definire ciò che è naturale e ciò che è innaturale, e il modo, il tempo e il luogo in cui tutte le cose devono esistere ed esprimersi. Questo sostituirsi ai processi naturali attraverso processi industriali ha bisogno di energia affinché la costanza produttiva sia assicurata. Per questa ragione, l’uomo ha avuto bisogno di creare nuove fonti energetiche che riflettessero il suo pensiero e si conformassero alle sue necessità, in una quantità tale da soddisfare quell’idea di “carenza energetica” totalmente aliena alla Natura stessa. Fra l’altro, quello che caratterizza la Rivoluzione Industriale è anche la creazione di nuove fonti energetiche meno funzionali di quelle naturali, ma più adatte a soddisfare il concetto di “tutto subito”, “tutto veloce”, “tutto rapidamente” che ha caratterizzato la società umana soprattutto dal XVIII secolo in poi. (Per citare il buon Constantine: “la malattia mentale del nuovo millennio, la fretta”.)

Non è un caso se Harman evidenzia come il progresso tecnologico abbia favorito la visione di un mondo “in linea retta”, dove progresso e avanzamento sono sinonimi, e sono rappresentati dalla metafora di un uomo che cammina sempre avanti, lasciandosi il passato, in ogni caso più retrogrado e più inutile, alle spalle.

Ci sarebbe da chiedersi se la linea retta sia davvero una forma presente in Natura, o se il moto naturale di tutte le cose non sia quella “danza a spirale”, graficamente rappresentata dalla sezione aurea o dal vortice, secondo i quali tutte le cose si dispongono (il nostro DNA compreso)… e che erano anche movimenti e rappresentazioni alla base delle danze sciamaniche ed estatiche di ogni tempo e luogo del mondo (si pensi, anche solo, alla danza dei dervisci).

In Natura, un concetto del tipo “avanti = progredito = futuro” e “indietro = retrogrado = passato” semplicemente non può esistere. A parte il non esserci concetti quali “superato”, “spreco” o “scarto” – tre idee che dipendono direttamente dalla Rivoluzione Industriale – è evidente che la caratteristica fondamentale della Natura è essere ciclica. Non a caso, l’esperienza mistica o un percorso spirituale non sono mai una linea retta, ma un eterna uscita e ritorno da e a se stessi, o dal centro di tutte le cose, comunque lo si identifichi.

Non solo, la Natura sfrutta tutto di se stessa per alimentare tutte le sue parti. Se vogliamo, non è né in crescita costante, né in costante decadimento: è dinamica, ma imperitura. Un altro concetto assente dalla Rivoluzione Industriale in poi, e assente anche nell’esoterismo contemporaneo, forse troppo impegnato a consumare e a consumarsi, per dimostrare un valore materiale laddove l’unico valore che realmente conta, quello dello Spirito, non è oggettivo, non è materiale, non è calcolabile, non è vendibile, non è industrializzabile e soprattutto è imperituro.

La ciclicità intrinseca nella Natura non si vede solo nei moti più evidenti, quali il giorno che segue la notte, il ciclo lunare, l’anno solare; o nei grossi movimenti interplantari come il sistema solare che è un grande “orologio” in continua e (quasi) infinita rivoluzione, o le stelle di una galassia in rotazione attorno al centro. La ciclicità si vede anche nelle cose piccole e microscopiche, nel modo in cui si spostano gli atomi e le molecole da un punto all’altro del pianeta (e dell’intero universo), e dal fatto che tutto ciò che viene lasciato in Natura viene preso e reimmesso in un ciclo, sia esso comprensibile all’uomo o a lui del tutto oscuro. Un ciclo, per altro, sul quale l’uomo ha cercato barbaramente di agire, ma che non può spezzare né controllare, perché lo sovrasta e perché l’umanità stessa né è parte più o meno consapevole.
E, cosa meravigliosa, questo ciclo funziona, sia che l’uomo lo riconosca e lo contempli, sia che ne sia del tutto ignaro. La Natura non ha bisogno di osservatori oggettivi, calcoli precisi e teorie, per essere quello che è.

Ma il post non vuole essere un pippone ecologista (insomma, probabilmente lo risulterà, ma non era lo scopo principale).

Il desiderio è piuttosto quello di farvi riflettere sui cambiamenti nelle modalità di interazione con la Natura nei vari periodi della storia umana, concentrandoci sul fatto che, modernamente, riconoscendo errati gli assunti filosofici alla base della Rivoluzione Industriale, si sta cercando di tornare a favorire (a livello scientifico!) quegli assunti di ciclicità e integrazione con l’ecosistema che sono alla base di alcune delle mistiche più arcaiche, e che di certo possiamo riconoscere come fondamento dell’Animismo e delle tecniche sciamaniche.

La Scienza – che riconosciamo come disciplina più oggettiva e di maggior valore economico – sta cercando di spostare il proprio paradigma antropocentrico ad uno più realista, nel quale l’umanità non è il fulcro della Natura, ma una sua parte, e di ritornare a ciò che si è sempre fatto da ben prima della Rivoluzione Industriale.
Il tentativo è quindi osservare i processi naturali, comprenderli intimamente… e trasformarli in tecnologia non solo più sostenibile, ma anche più funzionale (che essendo più legata a tipi di processo intrinsechi nella natura incontri meno resistenze e sia meno succube di quei concetti squisitamente industriali come “carenza energetica”, “scarto”, “scorie”, che sono tanti problematici nella produttività industriale odierna).

L’osservazione della Natura a un livello così intimo da comprenderne i processi e i legami fra le sue parti, anche senza avvalersi di un vero e proprio approccio scientifico, è sempre stato il fondamento delle culture animiste e sciamaniche. È chiaro che oggi un approccio di quel genere non può essere messo in atto escludendo gli aspetti scientifici, anche perché ignorare dei fatti non è mai propedeutico alla comprensione di meccanismi così complessi.
Però, questo tipo di osservazione e ragionamento sulla Natura, a prescindere dalla personali competenze scientifiche, dovrebbe ancora oggi essere la radice di una pratica di tipo sciamanico, perché se è vero che lo Sciamano è un mediatore fra Uomo e Spirito, è altresì vero che lo Sciamano è il custode di un equilibrio delicatissimo: quello fra la comunità umana e l’ecosistema, affinché nessuno dei due risulti danneggiato o succube nell’interazione, ma che si trovino in un naturale mutuo equilibrio.

Cosa manca in molti casi allo Sciamanesimo moderno, soprattutto a quello Occidentalizzato e portato lontano dai contesti tribali che ancora vivono situazioni di mutua integrazione con la Natura, o che è stato ridefinito in modo tale da risultare avulso dall’integrazione con la Natura?

A queste concezioni mancano il cuore e l’anima dello Sciamanesimo, che sono il riconoscersi come parte della Natura e l’esprimersi attraverso l’interazione con l’ecosistema. Di fatto, soltanto la sussistenza di questi due aspetti permette davvero di porre la Natura nel ruolo che le spetta nello Sciamanesimo: quello di Maestra e di Madre-Padre degli Spiriti e dell’Umanità allo stesso tempo.

D’altro canto, l’imitazione della Natura, e l’adozione di comportamenti appartenenti a creature del regno animale, vegetale e minerale nell’esperienza mistica e quotidiana, sono sempre stati alla base dello Sciamanesimo (si vedano le caratteristiche delle danze e dei canti sciamanici, e tutto l’immaginario simbolico correlato allo Sciamanesimo nelle diverse culture). Quando ci si astrae dalla Natura, si smette di indagarla, guardala, esperirla, e ci si allontana, rinchiudendosi esclusivamente nella propria umanità e nei luoghi dove questa prende il sopravvento… come si può dire di fare ancora Sciamanesimo? Come si può trovare quel contatto con gli Spiriti naturali, in modo sincero e completo, se ci si nega alla Natura?

E ancora peggio, come si può comprendere davvero un processo naturale (dal comportamento di un animale, al ciclo dell’acqua) limitandosi a leggerlo descritto su un libro, senza mai cercare di osservarlo e farne esperienza? Siamo d’accordo, determinate esperienze non sono fattibili perché oggigiorno la nostra umanità è regolata da leggi (umane) che precludono determinate azioni. Ciò non toglie che la Natura ripete se stessa in molti modi e a molti livelli, e che a volte esperire qualcosa non passa per forza da un’azione fisica. Passa dalla capacità di cogliere il dettaglio, che si sviluppa soltanto osservando.

E cosa osserva lo Sciamano? La Natura.

E come mette in pratica ciò che osserva? Attraverso la biomimesi.

E torniamo così all’inizio del nostro articolo.

La biomimesi è la scienza e l’arte di risolvere i complessi problemi dell’uomo, traendo ispirazione e insegnamento dalla natura. Gli esseri umani lo fanno da sempre e le applicazioni possono essere inifite: dagli aborigeni che realizzarono i primi boomerang – meravigliose copie delle ali degli uccelli – al modo in cui modelliamo la ceramica come una vespa vasaia costruisce il suo nido.

da Nessuna linea retta, di J. Harman

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