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Spiritualità

Luce e Oscurità: la danza eterna

Tutto è luce: è un concetto che si sente ripetere spesso nell’ambiente della spiritualità moderna. Secondo questa logica, evolvere spiritualmente vorrebbe dire andare verso questa fantomatica luce, entrare a farne parte e condividerla con il resto del mondo, perché tutti possano vedere e illuminarsi. In questa visione apparentemente positiva, si celano innumerevoli errori di concezione del percorso spirituale,della Luce in sé e del significato profondo dell’Illuminazione. Sono queste semplificazioni, rivendute a chi è ignorante, a rendono difficile a chi si approccia alla spiritualità formarsi un’idea corretta di ciò che li attende. Si generano false aspettative, che danno vita a false promesse, illusioni e delusioni, e nel momento in cui risentimento e dolore prendono il sopravvento, spesso gli obiettivi sono ormai persi di vista.

Il pensiero che il Divino coincida con la Luce è radicato in molte tradizioni, che vedono l’Assoluto o la Divinità Suprema come irradianti una brillantezza, simbolicamente connessa alla Verità, tale da penetrare anche la Materia, infrangendo l’Illusione e dissipando le tenebre e le ombre (fisiche e mentali) proiettate da tutto ciò che di manifesto e immanifesto vi è nell’Universo.

È però importante comprendere che quando si parla di Luce Divina, non si intende quella fisica che percepiamo con gli occhi, ma ci riferiamo a un concetto metafisico che viene paragonato alla luce e che è più propriamente una Luce Adamantina, cioè cristallina e priva di ogni attributo, una luce che non genera ombra. Altre Tradizioni preferiscono invece il paradosso, parlando di Luce Oscura, contrapponendo così l’ideale brillantezza della prima, al buio della seconda, suggerendo la necessità di integrare i due opposti e trascenderli, per comprendere la vera natura della Divinità e, successivamente, dell’Assoluto. A questi concetti ci si approccia attraverso la Mistica, sempre monista e riunificatrice, ma la nostra esperienza quotidiana, vissuta nel mondo della materia, è fatta di opposti: bene e male, luce e oscurità. L’idea che la seconda coincida con il male, relativo o assoluto, è frutto del retaggio abramitico che ha caratterizzato l’evoluzione del pensiero sociale dell’Occidente. Di fatti, se guardiamo ad altre realtà culturali, le associazioni non sono più così lineari e l’oscurità perde, in parte, il suo attributo malevolo, divenendo invece quella condizione neutra in cui ogni seme è al massimo del proprio potenziale, e può germogliare, o morire.

È fondamentale perciò, per chi si approccia alla spiritualità, riconoscere il valore simbolico sia della luce, che dell’oscurità e assegnare a esse il giusto significato, andando oltre i preconcetti che ci sono stati inculcati.

Nel dualismo che caratterizza il mondo materiale, l’oscurità è “semplicemente” il contrappeso della luce. Solo la loro dinamica opposizione può mantenere l’equilibrio necessario allo sviluppo della vita, dell’individuo, dello Spirito, dell’Universo in generale. Di questo concetto, abbiamo addirittura esempi scientifici: basta infatti pensare alla materia e all’antimateria.

 

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Le Nozze Alchemiche sono un fulgido esempio di riunificazione degli opposti, alla ricerca di una trascendenza che vada oltre entrambi, determinando una comprensione superiore dell’alternanza che regola il Mondo Materiale.

La Magia segue percorsi concettuali simili: i due opposti, Luce e Oscurità, diventano gli estremi ai quali si rivolge la ritualistica, e il cui crescere e decrescere complementare segna lo scorrere del tempo magico attraverso il moto del Sole lungo la Ruota dell’Anno. L’Oscur

 

ità vince sulla Luce a Samhain, e la Luce vince sull’Oscurità a Beltane, in un continuo susseguirsi e rincorrersi. Molte altre Tradizioni, oltre alla Wicca e al Neopaganesimo, riconoscono le medesime partizioni dell’anno (pur con nomi diversi), testimoniando l’attenzione che le culture di ogni tempo hanno rivolto ai cicli cosmici e naturali, essi stessi in grado di definire come l’Iniziato e il Mago dovrebbero non solo considerare gli opposti, ma anche essere in grado di fluire da uno all’altro senza fossilizzarsi sugli estremi.

 

Più modernamente, nella Tradizione Mistica Occidentale, Luce e Oscurità sono andati a coincidere con RHP e LHP, o Vie di Mano Destra e Vie di Mano Sinistra, calcando in questo modo il preconcetto per cui le prime (rivolte alla devozione per un Divino esterno all’uomo, da servire con abnegazione) siano buone e spiritualmente evolutive, e le seconde (che considerano il Divino qualcosa di interiore all’individuo, perciò da coltivare) siano malvagie e da rifuggire perché spiritualmente involutive. Si tratta, in realtà di un modo di vedere viziato dallo stesso retaggio abramitico, che induce a considerare il buio l’elemento naturale del male, dove regnano il pericolo e il peccato, e la luce come qualcosa di puro e divino. L’esoterista non si può fermare a questo superficiale dualismo, ma deve piuttosto riconoscere nelle varie concezioni del Divino e nei modi di servirlo un’architettura rituale necessaria alla prosecuzione della Tradizione, o un modo individuale di intendere il proprio rapporto con il mondo sovrannaturale. In pieno rispetto delle concezioni metafisiche della Tradizione, la Luce diventa quindi l’agente di un moto di espansione unificatrice, che permette il raggiungimento dell’evoluzione attraverso l’integrazione nell’Unità; e l’Oscurità, al contrario, l’agente di un moto di contrazione disgregatrice, attraverso il quale l’evoluzione è raggiunta tramite la frammentazione, progressiva, fino a realizzare, anche in questo caso, l’Unità fondamentale.

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