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Stregoneria

Magia liquida: uno sguardo d’insieme a pozioni, infusi e altri preparati

Parlando di pozioni, infusi e simili, l’immaginario comune richiama alla mente l’idea di un calderone fumante sul fuoco, girato con un cucchiaio di legno, e di un liquido di colore strano nel quale vengono aggiunte ali di pipistrello, occhi di rospo, denti di tritone e sangue di troll. Esistono ampi ricettari medievali e rinascimentali che, in realtà, presentano liste di ingredienti con denominazioni alquanto fantasiose, le quali non erano altro che nomi popolari, per identificare certe sostanze e dissimularne altre. La preparazione di filtri e pozioni non è che un’altra faccia dell’arte erboristica, fondata non sull’improvvisazione, ma sullo studio accurato tanto delle qualità naturopatiche, che di quelle magiche, possedute dalle erbe e da tutte le sostanze naturali.

Non è una regola sempre valida, ma in genere pozioni, infusi, filtri ed elisir vengono ingeriti, per cui è necessaria una cura particolare durante la preparazione. Fondamentale è la conoscenza delle sostanze che si impiegano e come essere interagiscono con il corpo, per evitare intossicazioni e reazioni allergiche. Per esempio, se una ricetta propone di lasciare uno scorpione in infusione nell’alcool per un certo periodo, bisogna tenere conto della presenza di veleno nel pungiglione, e agire di conseguenza rimuovendolo, trattando il prodotto una volta conclusa la macerazione, o attenendosi a dosi ben specifiche.
Senza arrivare a questi casi estremi, è importante, semplicemente, informarsi sulle erbe, rispettare le quantità d’impiego suggerite e non utilizzare ciò che non si conosce, che si sospetta poter suscitare allergia, o del quale non esistono informazioni incerte.
Per quanto riguarda le sostanze tossiche o psicotrope, il loro impiego è documentato in magia, ma l’uso è sempre sconsigliato ai neofiti, ai non esperti in campo erboristico e a quanti non sarebbero in grado di reagire prontamente ad un’intossicazione. (È comunque sempre buona norma assumere questo genere di sostanze in compagnia di un sitter, cioè di una persona che osservi l’andamento della situazione e possa, in caso di necessità, intervenire tempestivamente e chiamare i soccorsi.)
Un’altra regola basilare riguarda la gravidanza: nessuna sostanza, fuorché quelle prescritte dal medico, deve essere assunta, perché potrebbe causare l’aborto o danni, anche gravi, al feto. Se non esistono dati medici certi riguardo alla sicurezza dell’assunzione durante la gravidanza, la sostanza non va assunta, deve essere considerata alla stregua di qualcosa di tossico, e trattata di conseguenza.
Inoltre, in caso di patologie, in particolare ormonali, o legate all’apparato circolatorio, respiratorio e gastro-intestinale, è buona norma consultare almeno un naturopata per capire quali erbe non devono essere assunte.

Esistono comunque anche preparati in forma liquida non destinati all’assunzione, ma in cui immergere oggetti per purificarli o armonizzarli con una certa energia; o da rovesciare sul terreno in un determinato punto (famosi, soprattutto nel Sud Italia, diversi intrugli da spalmare sulle porte o versare sotto lo zerbino, per suscitare i più disparati effetti). Questo articolo si concentrerà nello specifico sui liquidi destinati all’assunzione orale.

Si rende necessaria una prima grossa distinzione, che a sua volta definisce il corretto metodo di preparazione.

La prima categoria, la più semplice, è di rappresentata da infusi, tisane, macerati e decotti. In tutti i casi si ottengono da erbe immerse in acqua, ma il metodo di preparazione cambia in funzione della pianta e delle sostanze che è necessario estrarre.
Gli infusi si preparano portando l’acqua ad ebollizione e poi aggiungendo la sostanza vegetale (o versando l’acqua bollente su di essa), lasciando poi in infusione anche per ore e consumando la bevanda intiepidita o fredda.
Le tisane si preparano nello stesso modo degli infusi, ma le erbe vengono lasciate in infusione fino a un massimo di 10 minuti, consumando la bevanda calda.
Per i macerati, le erbe vengono immerse in una ciotola di acqua fredda coperta da un panno, e lasciate in infusione per 2-4 giorni, consumando la bevanda fredda.
E infine i decotti vengono preparati aggiungendo le erbe all’acqua fredda, portandola ad ebollizione, lasciando bollire per non più di 5 minuti e consumando la bevanda calda.

Nella seconda categoria si raggruppano le tinture, preparati idroalcolici a diverse concentrazioni. Che siano tinture officinali (per le quali le erbe secche vengono macerate in alcool) o tinture madri (per le quali l’erba è usata fresca), la preparazione magica (differente da quella erboristica!) prevede di coprire una certa quantità di sostanza vegetale con alcool alimentare a concentrazione variabile. La diversa gradazione dell’alcool utilizzato, i diversi tempi di infusione, la presenza già in partenza di altri ingredienti (qualora si usasse rhum, vodka, o altri liquori), le naturali differenze fra individui diversi della stessa specie, determinano notevoli differenze nella concentrazione dei principi attivi estratti dalla materia verde. In sostanza, la tintura non è mai “titolata”, né quella magica, né quella erboristica (per quanto gli stringenti standard di preparazione aiutino a restare in certi intervalli di concentrazione dei principi attivi). Ciò significa che l’assunzione, tanto quanto la preparazione, deve avvenire con la dovuta cautela.

La terza categoria è rappresentata dagli elisir, ai quali in genere si lega l’idea dell’eterna giovinezza, dell’amore o della salute. In realtà, gli utilizzi possono essere ben più vari e dipendono, come sempre, dagli ingredienti. Si definisce elisir un preparato idroalcolico, spesso dolcificato, nel quale siano state macerate per settimane erbe aromatiche e/o medicamentose, filtrate alla fine della preparazione. I liquori rituali a base di rhum, vodka, o altri alcolici, rientrano in genere in questa categoria.

Infine, ci sono le pozioni vere e proprie, bevande a base di acqua, vino, birra, succo o altri liquidi vegetali, ai quali vengono aggiunte erbe e altri ingredienti di origine animale o minerale, i quali devono essere rimossi prima dell’assunzione. Si tratta della categoria più complessa da definire e da preparare, perché non tiene conto soltanto delle virtù medicamentose delle erbe, ma anche delle sostanze eventualmente rilasciate dagli altri ingredienti. Per esempio, se si immerge un osso nel vino, bisogna ricordarsi che (si tingerà di rosso e che) dovrà essere pulito da ogni residuo di carne e sterilizzato in modo opportuno prima dell’uso, perché non rilasci i batteri della putrefazione. I cristalli burattati devono essere sterilizzati con acqua bollente (e dunque alcuni potrebbero rovinarsi); le pietre grezze devono essere inserite soltanto avvolte da una garza a maglie sottili, perché non si perdano schegge; tutto ciò che viene raccolto da terra (e non solo) deve essere pulito e sterilizzato prima di essere usato a scopo alimentare; e così via.

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