• Spiritualità

    Un culto, tanti culti: rispetto, legittimità e come le cose cambiano quando la religione non è più comunitaria

    Assistiamo spesso a una duplice tendenza che caratterizza l’ambiente “pagano” (parola impropria, ma adottiamola come termine ombrello): da un lato, chi promuove l’idea che si possano unire più culti a Divinità che non fanno parte della medesima tradizione religiosa, senza alcun problema e limite; e dall’altro chi condanna ferocemente questo atteggiamento, promuovendo una sorta di “purezza” del culto e unicità di adesione.
    Nel tempo, non ci siamo mai espressi troppo chiaramente, anche se chi ci segue da tempo si è fatto un’idea di come la pensiamo. Dopo le storie pubblicate ieri, in più di uno ci hanno chiesto di esporci in modo più diretto. Un articolo che raccogliesse qualche idea ci è sembrato il modo meno fraintendibile.

  • Stregoneria

    L’uso dei figurini di cera e alcune nostre scelte pratiche

    Questo tipo di strumento magico – in Italiano anche chiamato “dagida”, sebbene non siamo mai riusciti a rintracciare l’origine della parola – affonda le sue radici in tecniche magiche antichissime, caratteristiche del bacino del Mediterraneo e ampiamente diffuse presso vari popoli. L’uso di questi figurini, di solito preparati in cera o argilla, era prescritto per un’ampia gamma di incantesimi: rituali d’amore e legamenti, maledizioni ed esorcismi, riti di guarigione, e via discorrendo. In tutti quei casi, insomma, in cui nel rituale era centrale la persona (da piegare a una certa volontà o da guarire da un certo male), oppure la sua mente o il suo “spazio corporeo” – nei quali doveva essere instillata un’idea o una volontà, bandito un pensiero e così via. In poche parole, il figurino diventa sembiante archetipico della persona – ragion per cui è importante prestare attenzione che nel figurino siano rappresentati tutte le membra del corpo con un buon livello di dettaglio e riflesse le caratteristiche fondamentali della persona che devono rappresentare (per fare l’esempio di un caso estremo: se a una persona mancasse un braccio, prima di iniziare il rituale si priverebbe di quello stesso braccio anche la dagida).

  • Antropologia & Storia delle religioni

    Variabili nei riti d’amore e classificazione metodologica

    “Voglio un rito d’amore!” – non vuol dire niente.

    In realtà vale un po’ per tutti i rituali: se non si specifica lo scopo, ci si sta riferendo soltanto a una categoria. Insomma, “voglio un rito d’amore” non vuol dire molto di più di “ehi, mi consigli un rituale di magia nera?”. Se bocciamo o critichiamo questo tipo di richiesta (perché la magia non ha colore, ok, ma anche) perché è troppo vaga, vale di sicuro lo stesso quando si parla di “rituale d’amore”.

    O si usa la categoria come contenitore generico, oppure la richiesta funziona poco. La Magia ha bisogno di precisione da orologiaio: tutto il rituale ruota intorno allo scopo, all’intento specifico, alla situazione reale, senza che niente venga lasciato a interpretazioni arbitrarie e aleatorie.

  • Sciamanesimo

    Biomimesi, la scienza dello Sciamano

    Iniziamo con una citazione:

    La biomimesi è la scienza e l’arte di risolvere i complessi problemi dell’uomo, traendo ispirazione e insegnamento dalla Natura: dagli aborigeni che realizzarono i primi boomerang – meravigliose copie delle ali degli uccelli – al modo in cui modelliamo la ceramica come una vespa vasaia costruisce il suo nido.

    da Nessuna linea retta, di J. Harman

EnglishItalian
00:00
00:00