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    L’Iperico

    È una delle erbe a cui si attribuiscono più virtù magiche, rendendolo una sorta di panacea universale, in grado di risolvere qualsiasi problema e adatta ad ogni uso. Ciò tuttavia non coincide con la realtà, poiché l’Iperico, come ogni altro Spirito, ha delle precise caratteristiche, che rendono il suo veicolo fisico adatto a taluni scopi e non compatibile con altri. Come sempre, il nostro suggerimento è da un lato uno studio attento del folklore, e dall’altro il culto degli Spiriti al fine di creare una connessione che aiuti ad approfondirne la conoscenza, i poteri e, di conseguenza, gli impieghi.

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    La Cannella

    Come molte delle spezie che si utilizzano comunemente in cucina, anche la cannella ha alle spalle una lunga tradizione di utilizzi magici, religiosi e medici, che la rendono apprezzata e usata fin dall’antichità.

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    La Menta

    La menta è una piccola erba, dall’aspetto insignificante, ma dall’odore indimenticabile, di cui esistono moltissime specie diffuse in tutta Europa, Asia e Africa, in modo a tratti discontinuo, in diversi climi e a diverse latitudini.

    Vi sono attestazioni del suo uso, in relazione ai rituali funerari, già nel Mesolitico (10.000 – 8.000 a.C.). Per esempio, in una tomba a fossa risalente a 14.000 anni fa, appartenente alla cultura natufiana, rinvenuta nella grotta di Raqefet sul Monte Carmelo, presso Israele, sono state trovate le impronte di rametti e fiori di piante aromatiche, fra i quali anche la menta. Sappiamo che l’usanza di seppellire erbe aromatiche con i corpi era piuttosto comune, sia come offerta d’accompagnamento e memoria per il morto, sia forse per lenire l’odore della decomposizione.

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    Il Cipresso

    Il cipresso (Cupressus sempervirens) è una pianta sempreverde, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, fino al Caucaso, facile da reperire, e famosa perché legata al lutto e simbolo di morte. La si trova spesso ad adornare i viali che portano ai cimiteri, o le tombe stesse, perché ritenuta emblema della vita eterna dopo la morte, e dell’ascesa dell’anima verso i mondi celesti (per via della forma allungata verticalmente e svettante sulla maggior parte delle altre piante). Nell’antichità, si associava alla morte anche perché quando potato troppo il cipresso fatica a rigenerarsi e tornare a crescere, dichiarandosi come albero sì resistente, ma al contempo fragile – perfetto parallelo con la vita umana.

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