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    Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

    La bottiglia della strega: fonti e significati

    La bottiglia della strega è un artefatto magico piuttosto noto nella magia moderna, proposto e riproposto in molte varianti in libri che parlano di diverse tradizioni magiche. Raramente gli autori si soffermano però ad analizzare il meccanismo per cui questo tipo di oggetti risulta efficace, e ancora meno gettano uno sguardo su quella che è la realtà storica che riguarda questa prassi. Il risultato è che, da un lato, la pratica viene volgarizzata e snaturata, e dall’altro ritenuta a tratti ridicola perché destoricizzata, e non calata in alcuna realtà tradizionale, folkloristica e geografica. In verità, a tutti i detrattori della bottiglia della strega, è importante ricordare fin da subito che questa pratica affonda le radici nella stregoneria europea, con modelli simili a quelli rintracciati in altre parti del mondo, al punto da essere ampiamente nota e diffusa anche fuori dall’Inghilterra, ritenuta la culla di questa tecnica. Ciò non vuol dire però che quanti criticano le molte modernizzazioni, spesso lontane dai modi e dagli scopi tradizionali, non abbiamo in parte ragione quando affermano che alcune delle tecniche riportate in certi libri (non soltanto di autori wiccan) sono assolutamente non tradizionali, lontane per scopi e modi, e spesso corruzioni inadatte alla creazione dell’artefatto in questione.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

    Huldufólk: il Popolo Nascosto

    I di Pertra Sorg (Raffaele Rubechini)

    n tutto il continente europeo, è possibile rintracciare un diffuso leit motiv testimoniato dalle innumerevoli leggende e narrazioni inerenti il cosiddetto Fairy Folk, chiamato anche Piccolo Popolo o Popolo Nascosto, nome derivato dall’Old Norse hulder (occultato) e folk (popolo). Trattandosi di una pluralità variegata e multiforme di entità, con storie e leggende proprie per ognuna, è impossibile esplorarne le singole espressioni e apparizioni come fossero un corpus omogeneo e comune. Al contrario è d’uopo stilare quei presupposti e caratteristiche generali che accomunano il Popolo Nascosto nella sua interezza.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

    Il Piccolo Popolo: il Popolo del Tumulo

    Definire il Piccolo Popolo in modo unitario è pressoché impossibile, a causa delle notevoli differenze territoriali che hanno influenzato le varie credenze popolari.

    Sebbene il termine “Piccolo Popolo” sia riferito in modo quasi esclusivo ai Sidhe del folklore tradizionale irlandese (anche se la traduzione esatta sarebbe “Popolo delle Colline”), la credenza in spiriti di aspetto umanoide o mostruosi, localizzati a metà fra la società umana e la natura divina, è piuttosto diffusa in tutti i folklore. Di questi Spiriti, talvolta espressione stessa del caotico potere della Natura, tanto creativo quanto distruttivo, se ne trova una gran varietà in tutta Europa, alcuni più benevoli di altri, alcuni insidiosi e altri disposti all’aiuto, molti aventi tutte le caratteristiche tipiche dell’archetipo del trickster, e tutti accomunati da una profonda connessione con la Terra e il Territorio.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Spiritualità

    Introduzione alla figura della Santa Muerte

    La Santa Muerte, nominata in molti film e telefilm come “la santa dei narcotrafficanti”, “la signora dei killer”, dipinta come la più malvagia delle divinità, a cui si rivolgono soltanto i criminali per ottenere favori e poter compiere impuniti i propri delitti, è in realtà una figura molto distante e diversa da questi luoghi comuni.

    In Messico viene invocata per vegliare su qualunque aspetto della vita: punire le ingiustizie, vendicare i torti, proteggere i malati, gli infanti e i deboli, suscitare l’amore, dare dignità a chi ha un orientamento religioso, sessuale o politico differente da quello della massa. Viene pregata anche dai criminali, ovviamente, perché possa proteggerli dalla morte o rendere la lama della loro “falce” più affilata e favorirli nel compimento di omicidi.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Divinità

    Hekate: un breve spaccato antropologico

    È difficile racchiudere l’intera figura di Hekate, con le sue mille sfaccettature, in un breve articolo. In Grecia fu per secoli amata e temuta. A lei ci si rivolgeva con ogni onore, venerandola in particolare alla congiunzione di tre strade.

    Il suo culto risale all’epoca pre-ellenica, venne importato dall’Anatolia, dove assumeva il ruolo di Grande Madre – e in questo è da ricercare la ragione per cui ad Hekate si attribuissero innumerevoli facoltà, nonché il dominio sul cielo, il mare, la terra e ciò che si trovava sotto di essa (come descritto negli Oracoli Caldaici, II-III sec.), che in epoca ellenica venne spartito fra tre divinità maschili, ovvero Zeus, Poseidone e Hades.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

    La strega: un breve spaccato antropologico

    A partire dalla prima metà del Novecento, il nascente movimento legato alla Wicca ha lentamente riabilitato la figura della strega, perché non fosse più percepita come quello spauracchio demoniaco contro il quale la Chiesa si era scagliata per secoli, ma come una figura orientata al culto della Natura e al recupero della tradizione popolare legata alle erbe e al folklore. Da quel contesto di forte opposizione al Cristianesimo, emerge una visione positivista della strega e della stregoneria, protrattasi fino ai giorni nostri, quando la New Age addirittura la “santifica” come persona dotata di talenti straordinari e di una sensibilità superiore, volta al bene supremo.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Sciamanesimo

    Il tamburo sciamanico: il battito ancestrale

    Il tamburo sciamanico è, tradizionalmente, lo strumento più importante per lo Sciamano. Oggigiorno è anche quello più incompreso, relegato a un accessorio che, più che funzionale, deve essere utile ad apparire, magari decorato con un disegno evocativo, ma privo di significato. Al posto che in legno e pelle, sulle bancarelle sempre più spesso se ne trovano in plastica, a volte prodotti industrialmente, perché più durevoli ed “etici”. Si manda in secondo piano la Tradizione, per soddisfare il desiderio di apparire, una fame che divora la società moderna e certo non risparmia l’ambiente esoterico. Pochissimi creano da sé il proprio tamburo in legno e pelle, pochissimi lo fanno a mano attraverso il proprio sacrificio, di tempo e fatica. Sembra quasi che si vorrebbe che il tamburo non fosse altro che uno strumento al servizio del proprio ego, piuttosto che un tramite per gli Spiriti.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Qliphot,  Vie di Mano Sinistra

    Qliphot: alla Sinistra di Dio

    Un’altra versione, embrionale e non aggiornata, di questo articolo, è presente nel forum “Satanisti: la Nostra Verità”.
    Tale versione non verrà più aggiornata né ampliata, mentre sarà costantemente ampliata quella presente in questo website.

    Anticosmiche, oscure, emanazioni sinistre di un Assoluto altrimenti troppo luminoso per reggersi su se stesso: venendo trattate alla stregua di un tabù dalle scuole di spiritualità ortodosse e conservatrici, di Qliphot si parla poco e niente, e spesso chi lo fa non ha le idee molto chiare riguardo a un argomento, avente tanto seguito nella letteratura esoterica moderna, quanto riferimenti classici scarsi e difficili da trovare. La Qabalah ebraica, dottrina mistica e monista per eccellenza, le cita di sfuggita, come “gusci” o “scarti della creazione” (il termine singolare qlipha deriva infatti dall’ebraico kelipah [→ kelipott] che significa appunto “guscio” o “scarto”), è dà loro poco spazio, sebbene molta rilevanza funzionale, considerandole alla stregua di un effetto collaterale che sporca una Creazione altrimenti intrinsecamente pura.

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    Antropologia & Storia delle religioni,  Sciamanesimo

    Lo sciamanesimo e lo sciamano: un’analisi antropologica

    Come abbiamo detto nell’articolo riguardante lo shapeshifting, negli ultimi anni lo sciamanesimo è stato portato sotto ai riflettori sia da vari prodotti di intrattenimento, che spesso lo hanno citato, anche di sfuggita, fuori contesto, sia dalla New Age che ha sfruttato le semplificazioni proposte dall’antropologo Michael Harner, e i suoi studi etnografici su questa disciplina, per propinare alla massa qualcosa di edulcorato e distante da qualsiasi tradizionalità.

    Tutto questo ha come radice la necessità, sempre più impellente per l’uomo moderno, proteso verso il futuro e un mondo ipertecnologico, di riscoprire se stesso e la sua Terra, sua vera Madre, per comprendere come integrarsi nella Natura, e capire se questa integrazione sia possibile o utopica. Proprio nello sciamanesimo, la più antica forma di religiosità, l’uomo dei nostri tempi cerca le risposte ai grandi dilemmi esistenziali, in un parossistico tentativo di riallacciare lo strappo fra un passato i cui insegnamenti sono difficili da collocare nella modernità, e un futuro sempre più vicino, incombente e incerto. Che lo sciamanesimo abbia o meno le risposte che l’umanità cerca, è comunque di vitale importanza definire in maniera più chiara, spogliata da ogni fuorviante mistificazione, la figura dello sciamano e i fondamenti di questa disciplina. Fosse anche solo per amore di divulgazione e il disperato tentativo di impedire che un numero sempre maggiore di persone cada nella rete dei truffatori, profondamente dannosi, che spesso al posto che aiutare chi si rivolge a loro per “guarire”, provocano nell’animo ferite più profonde e fratture sempre più difficili da sanare.

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    Shapeshifting: le forme dell’anima

    Grazie a Vikings e ai film Marvel, negli ultimi anni la mitologia norrena ha avuto una risonanza sempre maggiore, entrando nell’immaginario del grande pubblico fino a diventare una moda. Un numero sempre maggiore di persone si è interessato alla tradizione germanica, scandinava, islandese, spesso senza fare distinzioni fra una e l’altra, e senza la reale capacità di raccogliere informazioni su fonti storicamente accertate, che non avvallino dicerie folkloristiche diventate preminenti a sfavore di una più concreta, spesso meno scenica, tradizionalità. Per fare un esempio, è ormai data per scontata dagli appassionati di Vikings l’esistenza di un metodo di tortura chiamato “aquila di sangue”, la quale, nonostante la citazione in alcune saghe, non è attestata da fonti certe né da ritrovamenti di corpi sui quali sia stata applicata. Certo, più la sceneggiatura dei prodotti di intrattenimento è d’impatto e più ha successo, ma il merito di un bravo studioso è andare oltre la fiction per cercare la Verità.