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Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

Huldufólk: il Popolo Nascosto

I di Pertra Sorg (Raffaele Rubechini)

n tutto il continente europeo, è possibile rintracciare un diffuso leit motiv testimoniato dalle innumerevoli leggende e narrazioni inerenti il cosiddetto Fairy Folk, chiamato anche Piccolo Popolo o Popolo Nascosto, nome derivato dall’Old Norse hulder (occultato) e folk (popolo). Trattandosi di una pluralità variegata e multiforme di entità, con storie e leggende proprie per ognuna, è impossibile esplorarne le singole espressioni e apparizioni come fossero un corpus omogeneo e comune. Al contrario è d’uopo stilare quei presupposti e caratteristiche generali che accomunano il Popolo Nascosto nella sua interezza.

Gli studi di Katherin Briggs evidenziano una fortissima vicinanza del Popolo Nascosto al Miðgarðr e allo stato di coscienza così detto umano, rispetto a deità ed entità uraniche o demoniache, solitamente più distanti e più difficilmente raggiungibili. Pare infatti che il mondo di Elphame, termine appartenente all’Old English che ci ricollega all’Álfheimr scandinavo, sia non solo il luogo d’appartenenza ideale del Popolo Nascosto, ma anche una dimensione quanto mai allacciata al mondo umano, sovrapposta e intersecata a tal punto che le varie narrazioni di foreste, tumuli, cerchi di funghi, grotte e sorgenti recanti veri e propri varchi tra i due mondi, si perdono in un elenco innumerevole disseminato nel folklore popolare di tutta Europa.

Altro punto importante è indubbiamente quello legato al termine elf/álfhar, in quanto parrebbe identificare una tipologia specifica di entità appartenente al Piccolo Popolo, più “antropomorfa” e probabilmente “regnante” all’interno di Elphame, legata alla bipartizione Ljósálfhar-Svartálfhar (Elfi chiari ed Elfi scuri) tracciata dall’Edda in contesto scandinavo. La stessa dualità si riscontra con precisione anche in Inghilterra, Scozia, Francia del Nord e Irlanda, dove il Popolo Fatato si divide fra Seelie ed Unseelie. Legati alla ciclicità delle stagioni, all’ispirazione artistica e al mondo delle emozioni (alla gioia estrema e alla bellezza i primi, e al terrore e al dolore psichico i secondi), hanno in comune l’interazione estremamente ambivalente con gli esseri umani. Incantati dai bambini, stando alle leggende, sono molti i racconti che li vedono protagonisti di furti e sostituzioni di figli, così come di reazioni irritate e vendicative se offesi e provocati. La classica figura dell’elfo che tende l’arco affonda infatti nel fenomeno chiamato “elf-shot”, colpo dell’elfo, che si verifica con malori fisici, accomunabili all’epilessia e al delirio febbricitante, e malesseri psichici, come depressione e mania patologico – un vero e proprio “attacco perforante” dell’elfo ai danni dell’anima umana.

Moltissime delle manifestazioni ipoteticamente collegate alla “Shining Court”, la Corte Splendente (vedasi i testi di Robin Artisson per il termine) degli Elfi Chiari, sono legate a narrazioni popolari di persone costrette a danzare in preda ad una gioia euforica fino alla morte, fenomeno tra l’altro realmente esistito nel corso della storia, che ha colpito non pochi villaggi e paesi nel continente Europeo, spiegato con una forma di isteria di massa. (Ne è un esempio la Piaga del Ballo che, nel luglio 1518, colpì Strasburgo, dove una donna iniziò a ballare per giorni e, dopo una settimana, aveva contagiato con la sua frenesia un centinaio di persone. Le autorità cittadine decisero allora di allestire un palco e pagare dei musicanti, convinti che nel giro di qualche altro giorno la frenesia si sarebbe fermata. Invece, fra i morti per attacchi di cuore, ictus e sfinimento, i cittadini continuarono a ballare, anche con le caviglie fratturate, fino a diventare quattrocento attorno a settembre, quando infine si dispersero. Le ragioni di questo evento, come in molti altri casi, restano sconosciute.)

Dall’altra parte, la “Dark Court”, la Corte Oscura gli Elfi Scuri, sembrerebbe strettamente legata alla manifestazione della nachtmara/nocnitsa germanico-slava in forma d’incubo e, stando all’etimologia dei suddetti termini, come “portatrice di dolore notturno”.

Entrambe le Corti tuttavia presentano anche aspetti benevoli nei confronti degli esseri umani: qualora adeguatamente venerato con offerte e poesie, il Piccolo Popolo può infatti offrire il proprio aiuto o ingenti regali ma, stando al folklore, rinnegarne i doni attira la sua furia più devastante, e lo stesso accade violando e profanando i suoi luoghi sacri con atti ostili e dannosi agli stessi.

Katherine Briggs riporta anche l’enorme curiosità degli elfi nei riguardi delle donne incinte, non necessariamente ai fini del furto del figlio, ma anche per ragioni benevole e sinceramente volenterosi di recare aiuto e protezione alle partorienti. Entrambe le Corti, inoltre, sono legate all’ispirazione artistica, vedasi le celtiche Leanan Sidhe (le “fanciulle dei Sidhe” ), e agli spazi di sepoltura, come attesta il folklore legato ai tumuli in Bretagna, Irlanda e nelle isole britanniche in generale.

È possibile, a mio avviso, definire dunque l’elfo, come un vero e proprio spirito legato alle emozioni, definizione non scontata e nemmeno irrisoria se analizzata in un’ottica animista, dove tutto ha una propria vita e dimensione d’essere.

Facenti parte del Popolo Nascosto, troviamo anche le manifestazioni spirituali del Fato stesso. Chiamate semplicemente fate (dal latino fatum), queste entità sono presenti in tutto il folklore dEuropa sotto diversi nomi: le Weird Sisters (Sorelle del Wyrd/Fato) anglosassoni, le Moire greche, le Parche romane, le Norne scandinave e le Rodzanice slave; tutte entità trine, intese come agenti nel triplice aspetto del tempo (passato-presente-futuro) e come processo di azione, svolgimento e reazione; e impegnate nella tessitura di un potere ultimo che trascende la dualità stessa di cosmico e anti-cosmico. La loro tessitura è il Fato, una forza a cui le stesse fate sono sia assoggettate da esserne espressione attiva, il quale le adopera per dipanarsi, svolgersi e spiegarsi. Questa tipologia plurale di entità è rinomata anch’essa per una la ambiguità esplicata nel dualismo fortuna/sfortuna.

Non mancano, nella schiera del Fairy Folk, nemmeno i trisckster, come i Piskies e i Buccas della Cornovaglia (approfonditi da Gemma Gary nei suoi testi) e rinomati per tessere inganni e tranelli, tanto quanto per portare conoscenza e aiuto qualora battuti nelle sfide di indovinelli poste da loro stessi.

Sempre parte del Popolo Nascosto, sono anche tutti quegli Spiriti che sorvegliano particolari luoghi naturali, come le Rå scandinave o i Gobelin francesi, le prime legate a foreste, mari e montagne, e i secondi a ciò che giace sotto terra, alle ricchezze ctonie e al denaro.

Sia la Briggs che Artisson, forniscono altre due caratteristiche cardine legate al Fairy Folk: la prima è l’incapacità di mentire, ma l’attitudine a esprimersi spesso con verità mezze e sibilline; mentre la seconda riguarda la possibilità di smascherare la loro proverbiale invisibilità attraverso appositi unguenti e oli.

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