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Magia Cerimoniale

Dei Re ai quattro quarti del mondo

In precedenza abbiamo difeso la Wicca per quanto concerne l’uso del cerchio magico e l’invocazione dei Guardiani delle Quattro Direzioni, il cui retaggio affonda nella magia cerimoniale e nella Tradizione Enochiana.

Si rende però necessaria una specifica per ciò che concerne la natura degli Spiriti associati alle Quattro Direzioni.

La Wicca spesso designa e invoca Peralda, Nicksa, Ghob e Djin, come Regine dell’Acqua e dell’Aria, e Re della Terra e del Fuoco, la cui antichità (pretesa da alcuni wiccan) è tuttavia ampiamente discussa. E non riconosciuta, poiché non esistono fonti precedenti a Eliphas Levi, che lista i nomi dei Sovrani degli Elementi e delle Quattro Direzioni, insieme ad orazioni e metodi per la loro evocazione, nel capitolo “L’evocazione dei Quattro” di Dogma e Rituale dell’Alta Magia.
Parliamo pertanto, almeno per quanto riguarda questi nomi, di una prima fonte del XIX secolo, senza alcun precedente. Se consideriamo Levi parte della Tradizione Magica Occidentale, siamo tenuti a considerare Peralda, Nicksa, Ghob e Djin “tradizionali” a loro volta, ma “tradizionalità” non sempre equivale ad antichità, essendo la Tradizione qualcosa di vivo che viene modellato anche dal modo in cui i praticanti attuano il Rito (e costruiscono il Mito). Per altro, ci sarebbe da discutere anche sul reale valore magico degli scritti di Levi, che più che essere un mago tout-court era uno studioso, che ha avuto influenza sulla Tradizione Occidentale soltanto perché, e nella misura in cui, è stato in grado di influenzare il pensiero di molti membri della Golden Dawn e dell’Ordo Templi Orientis, nonché del più influente mago degli ultimi secoli: Aleister Crowley, dal quale molto hanno mutuato Gardner e Sanders, fondatori dei due retaggi iniziatici originari della Wicca (quello gardeniano e quello alessandrino), al punto che il loro corpus rituale è in più punti una semplificazione di quello proposto dagli ordini sopra citati attraverso il punto di vista di Crowley.

Diverso invece per quanto riguarda l’associazione degli Spiriti Elementali alle quattro Direzioni.
Per vegliare il cerchio e l’operato del mago, la Wicca propone l’invocazione degli Gnomi a Nord, delle Ondine a Ovest, delle Salamandre a Sud, delle Silfidi a Est, associando gli Elementi Terra, Acqua, Fuoco e Aria.
Le medesime associazioni si rintracciano non solo nel lavoro di Levi, nel XIX secolo, ma anche in quello di Agrippa nel XV secolo, il quale lo ha direttamente mutuato da Paracelso, e dal suo trattatello intitolato “Liber de nymphis, sylphis, pygmaeis et salamandris, et de caeteris spiritibus” (tradotto in Italiano da Brancato in “Scritti magici, Alchemici ed Ermetici di F.T. Paracelso”), edito postumo nel 1566, venticinque anni dopo la sua morte. In esso l’autore introduce “quattro specie di esseri di natura spirituale”, che governano i Quattro Elementi e i Quattro Quarti del Mondo, ai quali non riconosce né caratteristiche umane né eterne ed eteriche, ma una natura intermedia, che “partecipa di quella dell’uomo e di quella dello spirito, senza diventare natura né di questo né di quello”, e che volano alla maniera degli spiriti, ma al contempo mantengono caratteristiche strettamente umane, come la necessità di bere, o di avere carne e ossa.
Paracelso prosegue affermando di averli conosciuti,ma in sogno – laddove il sogno è quello stato alterato di coscienza in cui reale ed irreale si fondono, ove i piani di esistenza si intersecano.
Assegna quindi dei nomi che reputa attribuiti per convenzione anche da altri prima di lui, e chiama Ondine le creature dell’Acqua, Silfi quelle dell’Aria, Gnomi (o Pigmei) quelle della Terra e Salamandre quelle del Fuoco, senza però far menzione di alcun nome proprio, ma calcando la loro funzione di protettori della Natura, dalla quale traggono e donano forza al contempo.

Ma se volessimo attribuire dei nomi strettamente tradizionali ai Sovrani delle Quattro Direzioni?
Se dovessimo rispondere guardando strettamente alla storiografia, alla tradizionalità e all’antichità della fonte, e di conseguenza della Tradizione, dovremmo rivolgerci alla più definita Goetia, che a sua volta si basa su Cecco d’Ascoli e i suoi scritti del XIII secolo. Infatti egli scrive:
“Zoroastro scopri […] quei quattro spiriti di grande virtù che risiedono nei crociatus locis [n.d.A: nei luoghi segnati da una croce], cioè est, ovest, sud e nord, i cui nomi sono i seguenti: Oriens, Amaymon, Paymon e Egym, i quali sono spiriti di gerarchia maggiore e hanno al loro comando venticinque spiriti ognuno.”

In questo contesto, poiché in Goetia l’Elemento e il Punto Cardinale coincidono strettamente, tanto che l’uno È l’altro, ed i loro nomi usati come equivalenti, Cecco d’Ascoli a tutti gli effetti considera queste quattro entità come i “re degli elementi” oltre che delle Quattro Direzioni, e le loro legioni come spiriti elementali. Lo stesso ragionamento si rintraccia per altro anche nella Chiave di Salomone e nei grimori successivi.
Soprattutto nella forma più arcaica della Goetia, quella di Cecco d’Ascoli per esempio, a questi spiriti non è attribuito alcun valore positivo o negativo: sono esseri a-morali, “fra il bene e il male, né dell’inferno o del paradiso” (dal manoscritto di Munich CLM-849), il cui compito è quello di “trasportare” il mago su una barca illusoria ai quattro quarti del mondo, per svelargli i misteri del Creato e rispondere alle sue domande, e che Agrippa definisce “principi dei fantasmi, nei quattro quarti del mondo” differenziandoli in modo netto dai quattro principi dei demoni, cioè Samael, Azazel, Azael e Mahazael.

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