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Magia Cerimoniale

Sulla pratica dell’evocazione

Riteniamo superfluo redigere un articolo del tipo “come evocare un demone o una divinità”. Di fatti, non ci concentreremo sulle tecniche, bensì sui temi, una caratteristica che in genere contraddistingue tutto il nostro lavoro di divulgazione. A maggior ragione, così deve essere anche in questo caso, poiché nessun articolo, per quanto lungo e completo, potrebbe mai sostituire gli anni di pratica, prove, fallimenti e successi, non solo necessari, ma addirittura fondamentali, a padroneggiare una pratica complessa e articolata come quella dell’evocazione.

Questo articolo quindi si rivolge a quanti desiderano confrontarsi con alcune nozioni di base, o cercano chiarimenti sul tema, ma non sarà di alcuna utilità a coloro che sperano di trovarvi un breviario riduttivo, una lista di strumenti necessari e istruzioni. L’accostarsi al sovrannaturale è qualcosa che si conduce per gradi, non un evento istantaneo, bensì qualcosa di ricercato e strutturato giorno per giorno.

Quando si parla di evocazione, molti riconducono queste pratiche soltanto all’ambito della magia cerimoniale così come essa viene descritta nei grimori di Rinascimento e fine Medioevo. Tuttavia, è una visione limitata, che ignora un’ampia fetta della ritualistica precedente, di matrice greco-gnostica (come i Papyri Gracae Magicae), egizia e mediorientale. In effetti, l’origine dell’evocazione, intesa come pratica atta a far sì che la divinità presenzi durante il rito, è ben anteriore al Medioevo e affonda le proprie radici indietro fin nell’epoca sumera, quando le statue nel tempio, in quanto effigi del Divino, erano considerate animate dalla scintilla divina, e per questo pregate, abbigliate, alimentate. (Da notare che con “alimentate” si intende che ad esse venivano offerti cibo e bevande, dai quali si credeva che potesse essere tratta l’essenza vitale, così trasferita alla statua perché la presenza divina avesse potere sufficiente da permanere in essa.)

Nel mondo greco si parla della telestiké (su cui si basa la Teurgia), ovvero un insieme di tecniche atte a creare e consacrare una statua, per poi evocare al suo interno lo spirito stesso di una Divinità, perché vivificasse l’effige, offrendo oracoli e sostegno al culto, tanto dal punto di vista religioso che da quello magico. La Teurgia, caratteristica del periodo greco-romano precristiano (sebbene molti autori classici affermarono che la sua vera origine fosse egizia), si basa sul concetto di telestiké e lo estende non solo agli oggetti artefatti, ma anche all’essere umano: atti rituali volti ad evocare la Divinità esternamente, si mischiano a tecniche dell’estasi che permettano al mortale di incarnare il Divino, seppur durante il solo tempo del rituale. È perciò la sospensione della razionalità per andare oltre la ristretta visione umana, insieme alla sacralizzazione del gesto (cioè all’attribuzione di un valore sacrale a una certa prassi), che determina il valore magico e l’efficacia dell’operazione teurgica – e di qualsiasi operazione magica in generale.

Se volessimo risalire alla radice di queste pratiche, bisognerebbe tornare indietro fino alle prime culture animiste, legate a una (probabilmente comune) matrice sciamanica. In quel caso non si può parlare di statue in senso stretto, ma più in generale di feticci variamente composti, oggetto di venerazione religiosa e spesso considerati aventi poteri magici di vario genere. La differenza dunque non sta nel concetto, ma nell’apparato teologico e rituale, e nella frammentazione dei ruoli: laddove lo sciamano riveste una varietà di funzioni (guaritore, stregone, sacerdote, ecc.), dalla cultura sumerica in poi il sacerdote si definisce come figura specializzata, diversa dallo stregone e dal guaritore, la cui funzione è il mantenimento di un legame (idea che secondo Lucrezio torna nell’etimo della parola religione, ovvero re-ligere, intendendo “i legami che uniscono gli uomini a certe pratiche”), il quanto più stretto possibile, fra la sua società e il Divino, attraverso un apparato teologico e cosmogonico ben definito. In questo senso, l’evocazione non è da intendersi soltanto come un metodo per ottenere la guida ultramondana di entità divine, o risposte e presagi: l’animazione della statua diventa un metodo per assicurare potere spirituale alla casta sacerdotale e garantire il favore divino al sovrano, spesso considerato egli stesso il sacerdote di grado maggiore. Talvolta il sovrano è considerato a sua volta di natura divina, in virtù tanto della sua origine regale, quanto del ruolo che assume, di regolatore dell’ordine cosmico o di garante del patto fra i mortali, che rispetta, onora e mantiene attraverso l’esecuzione di una precisa ritualistica giornaliera ed annuale. Un esempio molto noto di questa dinamica è rappresentato di certo dall’Antico Egitto, dove il Faraone, venerato come un dio, era considerato una colonna imprescindibile dell’ordine cosmico e del benessere del proprio popolo, che assicurava attraverso l’esecuzione di rituali giornalieri e annuali, un ripetersi costante di azioni volte, attraverso la mimesi di una precisa drammaturgia simbolica, a garantire che il Bene e l’Ordine trionfassero sempre sul Male e il Caos. Fra questi rituali, tutti riconducibili a una primordiale forma di teurgia, spiccano ovviamente quelli di evocazione, mirati ad alimentare alcune entità, placandole con cospicui offerte perché non divorassero il benessere della terra; e per ottenere la protezione di altre divinità, attraverso una costante venerazione che ne riconoscesse ed alimentasse l’imperituro potere.

Riteniamo superfluo approfondire oltre la derivazione antropologica delle pratiche evocatorie, poiché già ne se parla molto ed è facile, cercando testi di storia delle religioni, imbattersi in accurate descrizioni di come anticamente venivano svolti questi rituali. È sufficiente, in effetti, aprire uno qualsiasi dei grimori rinascimentali per trovare dettagliate istruzioni.

Preferiamo invece focalizzare questo articolo su una serie di consigli e considerazioni, in risposta alle domande che spesso ci vengono poste, che riteniamo essenziali per comprendere meglio l’argomento e praticare in modo più “sicuro”.

SOMMARIO
1. L’evocazione è pericolosa?
2. Mantenere pulito l’ambiente di lavoro
3. Come avvicinarsi all’evocazione
4. Le offerte
5. Gli strumenti
6. I sigilli sono essenziali? Posso usare sigilli personali?
7. Incenso, specchio nero, sfera di cristallo, e altri metodi per lo scrying
8. Altri accorgimenti

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1.  L’EVOCAZIONE È PERICOLOSA?

Sì.
Evocare un’entità di qualsiasi genere significa attualizzarne la presenza, manifestarla, renderla effettiva. Significa richiamare un’energia e renderla manifesta non solo nello spazio rituale, ma anche nel proprio presente, nella propria quotidianità, con tutte le conseguenze che questo comporta.
È una pia illusione sperare che, chiuso il rito, congedata l’entità, la sua influenza si esaurisca in quello spazio e in quel momento.
Entrare in contatto con energie sovrannaturali, di portata cosmica, significa, in qualche modo, restarne contagiati, con cambiamenti che si manifestano giorno dopo giorno in modo graduale o repentino, violento o dolce, positivo o negativo, creativo o distruttivo.
Ci sono due grosse teorie riguardo la pratica evocatoria: c’è chi la considera un richiamare energie cosmiche; e chi invece un proiettare forze, vizi e virtù interiori, propri del mago, il quale si mette faccia a faccia davanti a uno specchio che ne riflette di volta in volta diverse caratteristiche, le quali assumono una maschera: è l’entità personificata, che altro non è se la raffigurazione attraverso caratteristiche umane di concetti astratti. Anche, e forse soprattutto, in questo secondo caso, l’evocazione è qualcosa di rischioso: come una seduta da uno psicanalista privo di garbo, senza la possibilità di fermarsi; un confronto spietato che può risultare tanto costruttivo (quando aiuta a individuare punti deboli e problemi subconsci), quanto distruttivo se il praticante non è preparato a reggerne l’impatto psicologico.
Vale, secondo noi, la solita citazione di Nietzsche: “E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”.

nexus arcanum, crown of thorns, qayin, 218 current, 182 current2. MANTENERE PULITO L’AMBIENTE DI LAVORO

Soprattutto quando si parla di evocazione demoniaca, sembra farsi strada l’idea che, siccome i Demoni in qualche modo rappresentano i “vizi” insiti nell’animo umano, sia meglio evocarli in un ambiente “sporco”. È semplicistico e fuorviante, figlio del retaggio cristiano che ha deturpato la grecità, attribuire al demoniaco soltanto la funzione di rappresentare il “vizio”. Ma ancor più è sciocco pensare che considerare di secondo piano la pulizia della stanza, la purificazione dello spazio rituale e della stanza, perché “ci sono entità che sguazzano nello sporco dell’anima umana e dell’ambiente”. L’unica cosa che sguazza nello “sporco” sono larve e basse entità (ovvero tutti i residui psichici che naturalmente si aggregano fra loro, derivati da defunti, ossessioni, malattie mentali o fisiche, dolore psico-fisico, e così via). Tutto il resto, qualsiasi altro genere di entità, può manifestarsi in modo corretto, sia come proiezione del nostro subconscio, sia come condensazione di una energia cosmica, solo ed esclusivamente se non c’è impurità che ne infetti la natura.
Per avere una maggiore sicurezza che l’evocazione conduca verso l’entità prescelta, due delle precauzioni fondamentali sono ordine e pulizia della stanza, e purificazione dell’ambiente e del praticante. A livello psicologico, ordine e pulizia aiutano a ragionare in modo più organizzato, e di conseguenza ad agire con maggiore rigore. L’ordine esteriore coincide con l’ordine interiore, o per lo meno lo favorisce.
La purificazione, invece, è il vero e proprio punto imprescindibile. Bisogna perdere l’idea che sia un passaggio meccanico che ha valore di per sé: ne ha soltanto se, quando lo attuiamo, diamo ai gesti compiuti valore purificatorio in modo consapevole.
La ritualità è anche questo: la sacralizzazione attraverso la consapevolezza, senza lasciare mai che un gesto cerimoniale sia compiuto come fosse un automatismo, ma piuttosto con perfetta presenza a se stessi nel momento, e perfetta conoscenza del significato. La purificazione ha un valore catartico: rende di nuovo puro ciò che è corrotto, pulito e pronto ad essere consacrato al Divino ciò che è sporco e mondano. Serve innanzitutto per aiutare il praticante a “staccare la spina” dagli affanni della vita di tutti i giorni, a ripulire la sua mente e il suo corpo dalle influenze negative con cui tutti vengono inevitabilmente in contatto. Dal punto di vista mentale, l’atto della purificazione dovrebbe essere usato per centrarsi, raggiungere una maggiore concentrazione e a focalizzarsi sull’obiettivo da conseguire.
Un discorso simile si può fare per quanto riguarda l’ambiente, che nel momento della purificazione viene mondato da ogni impurità e dedicato, diventa adatto a essere consacrato, cioè reso sacro allo scopo.

nexus arcanum, crown of thorns, qayin, 218 current, 182 current3. COME AVVICINARSI ALL’EVOCAZIONE

Riteniamo che, oltre alla conoscenza, la devozione sia la chiave per la buona riuscita di qualunque evocazione. È soltanto attraverso un periodo, precedente al rituale, caratterizzato dalla venerazione dell’entità, dalla comprensione della sua funzione, dallo studio attento della sua simbologia e origine, dalla contemplazione della sua iconografia (prima ancora che di qualsiasi sigillo, un segno muto se non si è in grado di comprenderne la codifica), che si può entrare in contatto in modo consapevole e profondo con la personificazione di una forza cosmica.
La devozione sposta l’attenzione del praticante concentrandola sull’entità, e l’attenzione dell’entità si sposta di conseguenza sul praticante. La combinazione di questi due fattori, diventa la forza motrice attraverso la quale l’evocazione si compie.
Non soltanto i grimori rinascimentali suggeriscono che questo periodo di preparazione al rituale dovrebbe essere caratterizzato da “purezza e castità”, e quindi scandito da digiuno, astinenza sessuale, purificazione del corpo e della mente, meditazione e altre pratiche devozionali, che orientino l’essere del mago in un’unica direzione, per far sì che ogni respiro, ogni gesto, ogni pensiero diventino un’offerta continua e costante, un sacrificio che dia forza alla Volontà e la manifesti con il perfetto compimento dell’evocazione.
A volte si ha la sensazione che tutto questo rimandi a un background più cristiano che pagano, ma si tratta di un errore di percezione: il punto chiave non è la vicinanza con la vita monacale, quanto piuttosto la necessità di un percorso mistico, se non sacerdotale, le cui radici sono da ricercarsi in epoche ben precedenti a quella cristiana. Tutti questi accorgimenti (digiuno, purificazione, astinenza, sacrificio, perfezionamento di studio e pratica) sono gli stessi che sono sempre stati prescritti sia dalla casta sacerdotale, che per gli stregoni e gli sciamani. Assolvono alla funzione di staccare il praticante dalla mondanità e concentrarlo sul sovrannaturale, e al contempo purificarne il corpo e la mente perché questi, adeguatamente preparati, possano confrontarsi con il Divino.
Così come essa emerge dai grimori rinascimentali, quelli che presentano le prassi evocatorie più note e storpiate modernamente, la figura del mago è sempre a metà fra quella del mistico e del sacerdote, del ricercatore e del filosofo: quattro aspetti imprescindibili, e non deve sorprende dunque se alcuni accorgimenti pratici si riallaccino a un percorso di tipo sacerdotale.

nexus arcanum, crown of thorns, qayin, 218 current, 182 current4. LE OFFERTE

Sono tassative, non trascurabili come molti vorrebbero far credere. Certo, a volte è dispendioso procurarsi ciò che è gradito a talune entità, ma le offerte sono da considerarsi un omaggio necessario, se non addirittura obbligatorio. Sono una moneta di scambio.
Le offerte rivestono una duplice funzione: da un lato costituiscono delle corrispondenze che, insieme alle altre (candele, incenso, strumenti, oggetti devozionali), aiutano a concentrare la mente in una data direzione e agevolano il contatto con l’entità. Dall’altro, soprattutto le offerte di cibo, bevande e incenso, sono elementi da cui l’entità ottiene alimentazione ed energia, traendo potere.
È ovvio che non si può pensare che esseri di natura sovrannaturale consumino le offerte come un essere umano farebbe con il cibo, ma bisogna intendere questo banchetto in senso metaforico, il cui valore fondamentale è nella condivisione. Le si può inoltre intendere come un sacrificio: cioè il privarsi di qualcosa al fine di sacralizzare l’operatività magica.
Le offerte sono previste da qualsiasi Tradizione magica e religiosa, non c’è ragione per cui oggi debbano essere ignorate. Cambia, è chiaro, il valore intrinseco di quello che si offre: laddove nel Medioevo privarsi di una capra era sacrificare molto, oggi per avere della carne è sufficiente andare al supermercato, con costi e impegno nettamente inferiori. È anche vero che questo divario può essere colmato attraverso una scelta oculata delle offerte (magari prediligendo i tagli di carne migliori, i vini pregiati, e così via).
La scelta delle offerte deve essere condotta in base alle corrispondenze associate all’entità. Spesso è sufficiente guardare ai miti e alle leggende per rintracciare ciò che, in epoca antica, veniva loro offerto. Quando questo non è possibile, in genere la venerazione è lo strumento attraverso il quale conseguire una migliore comprensione di ciò che è gradito o sgradito. Bisognerebbe anche tenere conto dell’origine geografica del culto di una certa entità, per non offrire alimenti incompatibili con la sua tradizione di appartenenza (per esempio, a Ganesha non si offrirà mai del grasso di balena, ma piuttosto il ghee, il burro chiarificato caratteristico della tradizione hindu).
Sebbene molti si trovino spiazzati e disgustati dall’idea, il sangue, sia proprio che animale, è quasi sempre fra le offerte predilette e, come veicolo attraverso il cui flusso la vita e l’energia si muovono nel corpo degli esseri viventi, facilità molti processi di vivificazione, animazione e manifestazione.

nexus arcanum, crown of thorns, qayin, 218 current, 182 current5. GLI STRUMENTI

Gli strumenti operativi si dividono grossomodo in due categorie: quelli devozionali (le icone, i sigilli, e simili) e quelli di natura pratica (bastone, bacchetta, coltello, e via dicendo). Entrambe sono importanti e costituiscono il necessario corredo per compiere qual si voglia genere di rituale.
In epoca moderna, un’altra abitudine ricorrente è spacciare gli strumenti come qualcosa di superfluo, perfettamente sostituibili dalla semplice Volontà del praticante. È possibile che, ad un certo livello di esperienza e preparazione, questo diventi vero. Ma per chi inizia, così come per chi pratica in modo molto regolare, lo strumento è qualcosa di indispensabile. La sua creazione infatti è essa stessa atto di Volontà ritualizzata che dona potere all’oggetto, animandolo di una propria forza. La ritualità con cui viene preparato, il metodo, la tecnica, il materiale stesso (che deve essere naturale) sono parte di una precisa devozione, rivolta non solo ad entità specifiche, ma alla pratica stessa della Magia. Una bacchetta costruita secondo la Chiave di Salomone non è magica di per sé, ma viene resa potente (cioè dotata di potere) dal sacrificio del praticante di alzarsi all’alba di un mercoledì di luna crescente e scegliere quale ramo di nocciolo tagliare, avendo cura di rispettare tutti i canoni indicati dalla Tradizione, nessuno escluso.
Per quanto riguarda gli strumenti devozionali, sono indispensabili per la venerazione, che come abbiamo detto prima è fondamentale per la buona riuscita dell’evocazione. Anche solo riprodurre a mano il sigillo, con inchiostro adeguato o con sangue, è un atto di devozione. Su questo punto, per altro, ci sentiamo in dovere di aprire una parentesi: è ridicolo che, con tutti gli strumenti oggi a disposizione (compasso, righello, carta lucida, carta carbone), si preferisca usare sigilli stampati (assolutamente privi di potere) piuttosto che impegnarsi e farli a mano. L’atto stesso del disegnare, come quello dello scrivere, connette la mente conscia al subconscio e, se fatto con Volontà, diventa un gesto magico. Anche per quanto riguarda le icone, è preferibile procurarsene di classiche e manufatte, realizzate in modo rituale e con cura maggiore rispetto a un foglio di carta stampato con un’immagine qualunque presa da internet.

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6. I SIGILLI SONO ESSENZIALI? SI POSSONO USARE SIGILLI PERSONALI?

Sono importanti, ma non essenziali. A seconda di come si imposta la pratica, possono essere superflui o venire sostituiti da icone o altri oggetti di venerazione approntati per lo scopo.
Nel momento in cui si decide di operare anche attraverso un sigillo, questo deve essere tracciato su carta vergine (mai utilizzata per altro), meglio se su pergamena animale (di capretto) o altre carte pregiate, disegnato di proprio pugno con inchiostro specifico o con sangue, preparato e consacrato secondo le regole dell’Arte.
Per alcune Tradizioni è facile rintracciare sigilli o altri simboli associati alle entità, per altre è pressoché impossibile, poiché per esse non esistono (o non sono note) vere e proprie tecniche di sigillazione. Nel caso in cui sia già disponibile un sigillo tradizionale, dovrebbe essere preferito quello, ma niente impedisce, se manca, se si vuole lavorare su aspetti specifici o se si preferisce qualcosa di più personale, di creare un sigillo attraverso un’adeguata tecnica di sigillazione. Anche i sigilli che compaiono nei grimori possono essere visti come il lavoro personale di singoli praticanti, poi tramandato nel tempo e diventato tradizionale. (Lo stesso vale per i rituali e le formule.)
C’è però da sottolineare che, prima di affermare la validità effettiva a un sigillo personale, è bene che esso venga testato da più persone. È fondamentale distinguere fra i simboli che emergono dal subconscio in risposta a vari stimoli (i quali non sempre sono connessi a qualcosa di più che impressioni fugaci), da quei sigilli ricavati invece da un lavoro mirato a ottenere immagini simboliche e circuiti magici riconducibili a specifici Spiriti. A cambiare è l’approccio rituale: è proprio l’impianto del rito, la metodica eseguita con puntualità, a costituire il prerequisito per distinguere fra qualcosa di aleatorio e qualcosa di concretamente legato a un’entità.

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7. INCENSO, SPECCHIO NERO, SFERA DI CRISTALLO, E ALTRI METODI PER LO SCRYING

Con il termine scrying si intende un insieme di pratiche di divinazione incentrate sulla visione. Nelle tecniche più note si utilizzano la sfera di cristallo, lo specchio nero e altre superfici riflettenti (acqua lustrale o tinta di nero, superficie di laghi o mari). Quando si osserva lo specchio nero, la superficie dell’acqua, la sfera di cristallo, non è difficile, in ambiente illuminati da sole candele e saturi di incenso, notare distorsioni significative, che talvolta mutano in scene, e che costituiscono non solo presagi, ma vere e proprie visioni del passato, del presente o del futuro, attraverso strumenti comunemente considerati “varchi” fra i mondi. Il fumo denso degli incensi in grani o polvere, bruciati nel turibolo, assolve a una duplice funzione: da un lato, come tutte le altre offerte, è un mezzo dal quale lo Spirito trae vitalità, dall’altro costituisce un supporto fisico facile da influenzare (l’Aria è infatti l’Elemento meno denso) nel quale l’entità può manifestarsi.
Non bisogna mai aspettarsi manifestazioni dirompenti da fantasy
, in cui l’entità compare in carne ed ossa, in una nuvola di fumo, scaraventando il praticante dall’altra parte della stanza. Quando l’entità si manifesta in forma eclatante, interagendo con l’ambiente, è in genere indice di un problema. In caso contrario la manifestazione è sempre qualcosa che si nota attraverso i dettagli e avviene in modo sottile. Per questa ragione, molti maghi alle prime armi si trovano spiazzati davanti all’evocazione e credono che, in realtà, non si accaduto niente, quando è più probabile che non abbiano notato le piccole e significative variazioni che indicano che l’entità è davvero presente – come ad esempio la fiamma delle candele, più alta o bassa, più luminosa o cupa, fumosa o flebile; o forme significative nel fumo dell’incenso, che tende in una direzione piuttosto che un’altra, pur senza correnti d’aria, o che si concentra in punti specifici della stanza.

nexus arcanum, crown of thorns, qayin, 218 current, 182 current8. ALTRI ACCORGIMENTI

Non trattare le entità come se fossero persone: non lo sono. Appartengono ad un altro piano di esistenza, sono soltanto maschere assunte da forze cosmiche sotto l’impulso della psiche umana. Per questo, spesso, gli Spiriti appaiono di difficile comprensione, inintelligibili nelle loro risposte. Per comprenderli è necessario andare oltre la ristretta visione umana. Non si può pretendere che un’energia cosmica ragioni, si rapporti con l’umano, o con l’esistenza stessa, come farebbe una persona in carne ed ossa. Siamo noi a dotare una certa forza di un aspetto e un carattere umani, per poter decifrare la complessità del Cosmo attraverso elementi riconducibili alla nostra esperienza terrena: non è il contrario.

Non essere irrispettosi: ci sono molti modi di mancare di rispetto alle entità e, anche se queste non ragionano in modo umano, ciò non vuol dire che non possano in qualche modo “offendersi” davanti a una mancanza di rispetto. Tutto si basa, ovviamente, sul rapporto che il praticante mette in atto con determinate forze: nel momento in cui si atteggia in modo tale da allontanarne l’influsso o provocandole in modo violento, esse reagiscono di conseguenza. Tutto in Magia è fondato sull’azione e sulla reazione, e sulla corrispondenza di un gesto con la sua conseguenza. Venerare una forza in genere la rabbonisce e attrae in modo positivo, oltraggiarla la stimola alla reazione violenta.

Attenersi scrupolosamente al rituale deciso: la prassi rituale può essere variata, ma nel momento in cui viene stabilita e si dà inizio al rituale è importante seguirla alla lettera, in modo da avere una traccia il più chiara possibile di quanto operato. Allo stesso modo, è importante registrare l’operazione svolta, in modo che, in caso di problemi, sia più semplice ricostruire lo scenario e capire cosa non è andato per il verso giusto. L’altro aspetto di questo metodo di lavoro, è che nel caso in cui un rituale si dimostri particolarmente riuscito, si ha la possibilità di replicarlo.

Se durante un rituale si spengono le candele: non è un buon segno. Le candele simboleggiano la luce che guida la pratica al compimento. Se la luce si spegne (non per una ragione fisica prevedibile), si sta perdendo la guida, si entra in uno spazio immerso nell’oscurità (metaforica), per questo pericoloso e privo di punti di riferimento. Per la stessa ragione (avere sempre chiari i punti di riferimento), le candele vengono in genere accese ai quattro punti cardinali. In caso si spengano, è quindi bene congedare l’entità, chiudere il rituale ed eseguire un bando, e in un secondo momento analizzare cosa è andato storto. Le candele che hanno subito questa sorte non devono essere utilizzate una seconda volta e vanno smaltite (per esempio seppellendole in un luogo appropriato).

Non riutilizzare le candele: quelle consacrate a una certa entità o scopo, non devono essere utilizzate per altre entità o altri scopo. Addirittura, sarebbe consigliabile lasciarle sempre bruciare per intero e, ad ogni nuova evocazione o rituale, utilizzarne di vergini (mai usate), seguendo in questo modo la prassi di offrire alle forze sovrannaturali materiale puro e mai destinato ad altro.

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