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Antropologia & Storia delle religioni,  Spiritualità

Introduzione alla figura della Santa Muerte

La Santa Muerte, nominata in molti film e telefilm come “la santa dei narcotrafficanti”, “la signora dei killer”, dipinta come la più malvagia delle divinità, a cui si rivolgono soltanto i criminali per ottenere favori e poter compiere impuniti i propri delitti, è in realtà una figura molto distante e diversa da questi luoghi comuni.

In Messico viene invocata per vegliare su qualunque aspetto della vita: punire le ingiustizie, vendicare i torti, proteggere i malati, gli infanti e i deboli, suscitare l’amore, dare dignità a chi ha un orientamento religioso, sessuale o politico differente da quello della massa. Viene pregata anche dai criminali, ovviamente, perché possa proteggerli dalla morte o rendere la lama della loro “falce” più affilata e favorirli nel compimento di omicidi.

Santisima muerte, santa muerte, nina bianca, magia, spiritualità, folk saints, messico, nexus arcanumL’idea che il culto della Santa Muerte sia legato soltanto alla criminalità organizzata e al narcotraffico è dovuto a un fatto di cronaca di fine anni Novanta, quando un malvivente venne arrestato e nella sua abitazione trovato un altare dedicato alla Santisima. Fino a quel momento, salvo sparute testimonianze degli anni Quaranta e Sessanta, il culto della Santa Muerte era restato confinato al contesto privato, perciò per lo più sconosciuto e malvisto dalle autorità. Successivamente, l’arcivescovo David Romo Guillèn fondò nel 2002 la Iglesia Católica Tradicional México-Estados Unidos, una sorta di frangia “tradizionalista” della Chiesa Cattolica nella quale era incluso e previsto il culto della Santisima Muerte (e di altre figure popolari, con alcune notevoli differenze rispetto al culto istituito dal Vaticano). Guillèn venne scomunicato, tentò per anni di ottenere lo status di religione e ci riuscì nel 2003, costretto però ad una lunga opera di sensibilizzazione dell’opinione pubblica – fino al 2012 quando venne arrestato per estorsione.

Per quanto non esistano poi molte tracce precise del culto, si è certi che esso sia stato perpetrato per secoli a livello popolare, come frutto di un profondo sincretismo fra la cultura locale precedente (di matrice azteca e maya) e il Cristianesimo importato dai missionari e dai conquistadores spagnoli. Molte sono le leggende che uniscono gli idoli locali con quelli cristiani, tanto che in tutta la Mesoamericana si è diffusa la venerazione di una grande quantità di santi locali, spesso accorpati al culto dei Santi, della Madonna, o di Vergini che richiamano la figura cattolica, pur senza ricalcarla in pieno.

Questa commistione fra culture pagane precedenti e temi cattolici ha solo un altro equivalente: in Italia, in particolare nel Meridione, dove il culto dei Santi divenne quasi più importante di quello del Cristo, della Madonna e della Santissima Trinità, per esser poi bandito come eresia fino alla metà del Novecento. Eppure, anche nel Cristianesimo la morte è sempre stata rispettata e, in qualche misura, venerata: basti pensare alla larga diffusione di memento mori e danze macabre, nell’iconografia e negli affreschi all’interno delle chiese, in un arco temporale che va dal Medioevo a tutto il Rinascimento, sopravvivendo, sebbene in altre forme, fin oltre il Romanticismo.

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La Santa Muerte ritratta con le stesse caratteristiche e iconografia della Vergine di Guadalupe.

Proprio da questa matrice sincretica che miscela tradizioni locali e cristianesimo, dalla commistione fra l’iconografia cristiana con Ah Puch, Signore dell’Inframondo e della morte della tradizione maya, e con Mictlantecuthli, dea della morte della tradizione azteca, emerge la figura della morte venerata come santa(/o), cioè di un idolo la cui simbologia è chiaramente pagana, ma che viene però adorato seguendo dinamiche tipiche del Cristianesimo.
A differenza di altre divinità guardiane della soglia fra la vita e la morte, la Santa Muerte è una personificazione della morte stessa, dell’atto del morire, dell’agente che induce la morte. Nonostante questo particolare sia spesso travisato o sottovalutato, è in realtà di fondamentale importanza, poiché dona a quest’entità una caratteristica quasi unica.

Fra le cose che è importante tenere a mente approcciandosi al suo culto, vi è di avvicinarsi alla Santa Muerte con “cuore puro”, ovvero con veridicità di intenti, senza dichiararle scopi diversi da quelli che si vogliono davvero perseguire e tributandole le giuste offerte. In Messico non è raro che, ad ogni favore esaudito dalla Santa, il fedele le doni un gioiello, in genere d’oro, per adornare una statua vestita di stoffe pregiata alla quale non devono mai mancare offerte preziose, candele, tabacco, fiori (il tagete le è sacro) e alcolici. Importante è anche ricordare che, nonostante una similitudine di nomi, la Santa Muerte e San La Muerte sono due entità ben distinte, non soltanto l’aspetto femminile e maschile della morte, riconducibili agli aztechi Mictlantecuthli e Mictecacìhuatl, ma anche idoli con due percorsi storici, religiosi e sociologici molto diversi.

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