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Antropologia & Storia delle religioni,  Stregoneria

La strega: un breve spaccato antropologico

A partire dalla prima metà del Novecento, il nascente movimento legato alla Wicca ha lentamente riabilitato la figura della strega, perché non fosse più percepita come quello spauracchio demoniaco contro il quale la Chiesa si era scagliata per secoli, ma come una figura orientata al culto della Natura e al recupero della tradizione popolare legata alle erbe e al folklore. Da quel contesto di forte opposizione al Cristianesimo, emerge una visione positivista della strega e della stregoneria, protrattasi fino ai giorni nostri, quando la New Age addirittura la “santifica” come persona dotata di talenti straordinari e di una sensibilità superiore, volta al bene supremo.

In realtà, tutto questo è una mistificazione del ruolo tradizionalmente rivestito dalla strega e dalle sue implicazioni sociali, culturali e, non di meno, spirituali. La strega è, di fatti, una figura liminale in opposizione con le regole imposte dalla sua società, che spesso infrange e talvolta onora, in nome di un equilibrio, fra l’autodeterminazione umana e la Natura, che non può favorire nessuna delle due parti. Così come lo sciamano, che fa da ponte fra il mortale e il divino, la strega unisce l’istinto selvaggio e la civiltà, e vive a cavallo dei due per soddisfare ora il richiamo della Natura, ora il bisogno umano di vivere in società, senza mai appartenere pienamente a nessuno dei due mondi.


Strega, stregoneria, inquisizione, persecuzione della donna, caccia alle streghe, lamia, Lilith, strigos, Murmur, origine della strega, antropologia, stryx, nexus arcanum, sabbaLa persecuzione delle streghe iniziò in epoca medievale per diverse ragioni,
prima fra le quali la necessità del Cristianesimo di eradicare definitivamente quei residui di paganesimo che, in concomitanza alle continue crisi politiche, minacciavano di spaccare l’unità culturale “cristiana” dell’Europa. Al contempo, le streghe, spesso guaritrici di paese senza alcun legame con il sovrannaturale, sovvertivano involontariamente l’imperante potere maschile e per questo erano accusate tanto di malefici, quanto di promiscuità. Ma ancora peggiore era l’accusa di alleviare il dolore del parto, o procurare l’aborto alle gravide. L’intento era quello di attenuare il controllo che l’uomo esercitava sulla donna, che veniva mantenuta in una posizione di inferiorità, appellandosi al rispetto della parola divina (riassunta in Gen. 3,16, che costituisce la giustifica di tutti gli orrori perpetrati sulla donna: Alla donna disse: «Moltiplicherò i tuoi dolori e le tue gravidanze, con dolore partorirai figli. Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ma egli ti dominerà»).
Con il tempo, tutto ciò ha contribuito a saldare alla parola strega un immaginario che dipende, in positivo o in negativo, dal Cristianesimo. Tuttavia guardando alle vere origini della parola, emerge una visione molto differente.

La parola strega deriva dal latino strige o strix, che nella superstizione dell’Impero Romano identificava un uccello notturno (anche detto mormos, da cui il demone goetico Murmur) che si nutriva di sangue e carne umana. Una creatura vampirica notturna, portatrice di disgrazia, spesso rappresentata come civetta. Nella Grecia Classica, troviamo un’etimologia altrettanto interessante: la strega era identificata con la lamia, servitrice di Hekate e, come lei, tessitrice di incantesimi e malìe, e inoltre seduttrice di uomini, responsabile del rapimento notturno degli infanti. A rivelare un’ulteriore connessione con gli uccelli notturni è però la parola strigòs, dalla quale venne coniato il latino strix, la quale identifica il barbagianni o un generico uccello notturno.

Strega, stregoneria, inquisizione, persecuzione della donna, caccia alle streghe, lamia, Lilith, strigos, Murmur, origine della strega, antropologia, stryx, nexus arcanum, sabbaRicorrente nell’Europa mediterranea è dunque il legame fra la strega, la notte e i rapaci notturni, nel quale riecheggia la figura di Lilith, che in uno dei suoi molti aspetti può essere intesa come la “prima strega”. Di fatti nella letteratura giudaico-cristiana, in qualità di prima moglie di Adamo, è colei che volta le spalle alle leggi divine per emanciparsi. Nel suo isolamento lontano dall’Eden, fornicando con Samael (talvolta identificato con il Serpente), Lilith diventa la Madre degli Abomini e degli orrori notturni, in contrapposizione alla luce del giorno, identificata come il benefico influsso divino. Custodisce così gli oscuri segreti del piacere femminile, non necessariamente legato alla procreazione incontrollata e all’aborto, e di conseguenza dell‘infinita capacità generativa della Natura. In questa veste, di guardiana della soglia fra la natura sottomessa dell’essere umano e quella selvaggia dell’animale, del limite fra conscio e subconscio, e come Regina della Notte (cioè del mistero e del sovrannaturale), la strega, proprio come Lilith, si lega indissolubilmente alle energie lunari. In particolare, è evidente la connessione con la Luna Nera, cioè con quell’aspetto non luminoso che segna il passaggio fra un ciclo e l’altro, durante il quale l’energia si ritrae all’interno (della terra e del praticante) in un moto che esalta il potere individuale e il ripiegarsi interiore.

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